mar

16

gen

2018

Il mondo del silenzio

Niente al mondo potrebbe prepararci allo spettacolo che si ammira sotto il mare del Cilento.  Nell’ istante in cui la mia maschera da subacqueo, per la prima volta,  affondò sotto la cerulea superficie marina , mi sembrò di essere Cristoforo Colombo , alla scoperta di un nuovo continente, un nuovo “pianeta” di limpide acque azzurre, di fondali dalla rena candida, di tappeti naturali ovattati e colorati, di erbe fluttuanti e di variopinti abitanti. Questo mi si stava per svelare. Dai racconti ascoltati nelle mie lunghe notti insonni a guardare le lampare che illuminavano quell’acqua cristallina, avevo già prefigurato ciò che di lì a poco avrei conosciuto.

E fu un giorno, ormai quasi mezzo secolo fa, che decisi, anche se malvolentieri, non ero e non sono un bravo nuotatore, di partire per una rapida quanto ansiosa esplorazione di quel liquido che avevo sempre amato ma del quale nutrivo e mantengo tuttora grande rispetto  e timore. Ammirarlo da lontano o da semplice bagnante non mi bastava più, volevo farne parte, anche se per qualche minuto, ero assolutamente affascinato da tutto ciò che mi avevano narrato. 


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gio

11

gen

2018

Una Rofranese tedofora

foto: Giuseppe Viterale
foto: Giuseppe Viterale

La fiamma che brucerà durante le Olimpiadi Invernali è stata consegnata agli organizzatori, ad Atene nell' Ottobre del  2017.

E’ arrivata  in Corea del Sud il 1° Novembre, quando mancavano esattamente 100 giorni all'inizio dei giochi.

 

Prima di raggiungere lo stadio per la cerimonia di apertura, saranno 7500 i tedofori  che colmeranno , al ritmo di 20 al giorno, i 2018 chilometri che porteranno a Pyeong Chang la torcia Olimpica

 

Nella marcia di avvicinamento, come tedofora, ci sarà anche Pina Pellegrino, nativa di Rofrano ma residente in Australia, scelta da Samsung, il colosso sponsor dei giochi Olimpici che si terranno  dal 9 al 25 Febbraio in Corea del Sud.; lei avrà l’onore di portare la fiamma Olimpica nell’ultima parte del percorso.

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mar

09

gen

2018

Una sorgente magmatica sotto l’appennino meridionale

I terremoti della sequenza sismica del Sannio-Matese del 2013-2014 rivelano la presenza di magma in profondità che può essere rilasciato episodicamente dando luogo a terremoti.

Intrusioni attive di magma sotto l’Appennino meridionale possono dar luogo a terremoti di magnitudo significativa e più profondi rispetto alla sismicità tipica di quell’area. A rivelarlo, uno studio firmato INGV e Università di Perugia, pubblicato su Science Advances

I terremoti e gli acquiferi dell’Appennino meridionale svelano la presenza di magma in profonditànell’area del Sannio-Matese. A scoprirlo, uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia (DFG-UNIPG).Il lavoro ‘Seismicsignature of activeintrusions in mountain chains’, pubblicato su Science Advances, impatta sulle conoscenze della struttura, composizione e sismicità delle catene montuose, sui meccanismi di risalita dei magmi e dei gas e su come monitorarli. (http://advances.sciencemag.org/content/4/1/e1701825).

“Le catene montuose sono generalmente caratterizzate da terremoti riconducibili all’attivazione di faglieche si muovono in risposta a sforzi tettonici”, spiega Francesca Di Luccio, geofisico INGV e coordinatore, con Guido Ventura, del gruppo di ricerca, “tuttavia, studiando una sequenza sismica anomala, avvenuta nel dicembre 2013-2014 nell’area del Sannio-Matese con magnitudo massima 5, abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra i 15 e i 25 km di profondità.

Un’anomalia legata non solo alla profondità dei terremoti di questa sequenza (tra 10 e 25 km),rispetto a quella più superficiale dell’area (< 10-15 km), ma anche alle forme d’onda degli eventi più importanti, simili a quelle dei terremoti in aree vulcaniche”.

I dati raccolti mostrano che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono costituiti prevalentemente da anidride carbonica, arrivata in superficie come gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino.

“Questo risultato”, aggiunge Guido Ventura, vulcanologo dell’INGV, “apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma nelle catene montuose e mette in evidenza come tali intrusioni possano generare terremoti con magnitudo significativa. Lo studio della composizione degli acquiferi consente di evidenziarne anche l’anomalia termica.

“È da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie formando un vulcano”, aggiunge Giovanni Chiodini, geochimico dell’INGV.

“Tuttavia, se l’attuale processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare non è da escludere che, alla scala dei tempi geologici (ossia migliaia di anni),si possa formare una struttura vulcanica”.

Durante lo studio sono stati raccolti dati sismici e geochimici e sviluppati modelli sulla risalita dei fluidi. La ricerca è iniziata con l’analisi dellasismicità della sequenza del Sannio-Matese, per poi concludersi con la modellazione delle condizioni di intrusione magmatica.

La conoscenza dei segnali riconducibili alla risalita di magmi in zone non vulcaniche deve essere ancor estesa ad altre grandi catene come l’Alpino-Himalayana, Zagros (tra Iraq e Iran), le Ande e la Cordigliera Nord-Americana.

“I risultati fin qui raggiunti”, conclude Di Luccio,“aprono nuove strade non solo sui meccanismi dell’evoluzione della crosta terrestre, ma anche sulla interpretazione e significato della sismicità nelle catene montuose ai fini della valutazione del rischio sismico correlato”.

 

Nella foto: I terremoti della sequenza sismica del Sannio-Matese del 2013-2014 rivelano la presenza di magma in profondità che può essere rilasciato episodicamente dando luogo a terremoti.

 

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mer

20

dic

2017

I Cavatielli puverielli

Il pranzo della Domenica - Cavatielli puverielli re’ na vota senza patate:

Tipico primo piatto del Cilento, i cavatielli sono pasta povera, solo acqua e farina senza uova, da condire in mille modi diversi.

I “cavatielli” si chiamano così perché la pallina di pasta, grande quanto una nocciola, viene “cavata” con le dita. 

Ingredienti per 4 persone:

Procedimento:

Preparare i cavatielli versando la farina a fontana sulla spianatoia, incominciare a versare un po' d'acqua nella cavità centrale ed impastare poca farina per volta. Continuare a versare acqua e ad aggiungere farina fino ad esaurimento, fino ad ottenere un impasto uniforme e lavorabile. Lavorare energicamente con le mani. 


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mar

12

dic

2017

Pro-Loco:prototipo di condivisioni

Sviluppare il senso dell’accoglienza nei confronti degli ospiti e la conoscenza globale del comprensorio di competenza e creare un ponte tra le istituzioni, le numerose associazioni del territorio e i cittadini: questi solo alcuni degli intenti delle Pro-Loco che vedono l’impegno quotidiano, volontaristico e apolitico di varie persone che amano il proprio luogo di appartenenza e operano al fine di rinvigorirne le tradizioni e animarne la vita sociale, forti di una lunga esperienza e memoria territoriale.

Questo dovrebbe  ed è la mission di alcune associazioni no-profit che ancor prima dell’avvento dei social condividevano le esperienze, la storia, la cultura e le tradizioni di  questa terra.  

Esse nascono dall’affetto per le proprie origini,  da parte di  gruppi  con il desiderio di unire le forze in un progetto, che potesse portar entusiasmo e freschezza al servizio di una dimensione culturalmente inimitabile, nonché dalla voglia di far conoscere a tutti le affascinanti peculiarità locali, in altre parole: l’arte di vivere il territorio.

E di queste tangibili realtà locali, ve ne sono alcune impegnate  in attività soprattutto culturali o coinvolte nella divulgazione delle tradizioni e dei luoghi di appartenenza, altre, invece, svolgono egregiamente e con vivacità le proprie azioni, previste dai loro singoli ma comuni statuti ed alle quali chiedo di fare un ulteriore e piccolo sforzo, quello della divulgazione del “sapere”.

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