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Il racconto di "Zì Fra' Scarola"

Alessandro Giordano - Chi Sono!

“Arri, arri, arri,

è zì monacu a cavaddu,

a cavaddu a na cipodda

e zì monacu cume corre.

A’ cavaddu a na scarola

E zì monacu cume vola”.

Così i bambini gridavano, correndo dietro ad un monaco cappuccino del convento della SS. Trinità di Piaggine, che si vantava di aver aiutato a scacciare Lucifero dal Paradiso, servendosi della coda di una cipolla e di una pianta di scarola. Per questa impresa, era chiamato Frà Scarola.

Il Frate era anche un ottimo contadino: il suo orto nel convento era sempre pieno di verdura, anche nei periodi di carestia. Un giorno, proprio durante una carestia, quattro giovani decisero di gabbarlo e derubarlo. Con una scala, superarono il muro di cinta dell’orto. 

Il frate, sentendo rumore, accorse e gridò : “ In nome della SS. Trinità, ditemi chi siete!”

“ Sono frà Scalèra” - rispose quello che portava la scala.

“ Sono frà Taglièra”, disse quello che portava il coltello per tagliare la verdura.

“ Sono frà Nzacchèra”, disse quello che portava il sacco per mettervi ( nzaccà) la verdura.

“ Sono frà Purtèra” disse quello che portava la verdura sulle spalle.

Il frate, tranquillizzato e soddisfatto delle risposte, ritornò nella sua cella. Figurarsi il suo disappunto il giorno seguente, quando non trovò neanche una pianta di scarola, la sua verdura preferita. 

Il fatto si seppe in paese. Alla messa, si raccolse una grandissima folla.

Il frate, con voce ispirata, predicò : “ Questa notte sono venuti quattro frati dal Paradiso.

Frà Scalèra, Frà Taglièra, Frà Nzacchèra e Frà Purtèra a dirmi che lassù si muore di fame e c’è bisogno di roba da mangiare. Dio ha scelto me, tra tutti i suoi figli, per aiutarlo. 

Io ho dato loro tutta la verdura del mio orticello e sapete quanto ci tenessi alla mia scarola! Quei frati hanno accettato tutto, ma mi hanno detto, con le lacrime agli occhi :

 

Tu lo sai quanti Santi di Piaggine ci sono in Paradiso! Questa roba da mangiare non basta neanche alla metà di loro! - A questo punto, ho promesso che tutti i Piagginesi avrebbero donato per i loro morti, e mi sono inginocchiato.” Tutti gli astanti, commossi, si inginocchiarono. Il popolo fece allora a gara per offrire viveri al Frate in nome delle anime dei defunti. I quattro giovani ladri andarono a spiare il frate e vedendolo mangiare a crepapelle, lo raccontarono in giro. 

Da quel giorno, in paese, per mettere in guardia dai monaci, si canta :

“ Arri, arri, arri,

è zì monacu a cavaddu

a cavaddu a nu cetrulu

è zì monacu; fui, fui!

A cavaddu a na perchiacca

È zì monaco : scappa, scappa!”

 

Da un racconto di Angela Maria D’Andrea, raccolto dagli alunni dell’istituto scolastico omnicomprensivo di Piaggine  ( www.lamontagnadelcilento.it )



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