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Il Carnevale a San Mauro Cilento

Nel pomeriggio del martedì grasso, un originale corteo percorre le vie ed i vicoli di San Mauro Cilento, per celebrare degnamente Carnevale che muore e accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

La cerimonia si svolge in un coinvolgente e rumoroso caos predefinito, secondo un canovaccio tramandato di padre in figlio da più generazioni.

Le maschere tradizionali che vi partecipano hanno ciascuna un ruolo ben definito ed i “mashcarati”

lo svolgono scrupolosamente, perfezionando di anno in anno la propria interpretazione e facendo grande attenzione a non lasciarsi riconoscere.

Il DIAVOLO,coperto di pelli di capra , munito di pesanti catene e sonanti campanacci, nascosto il volto da una spaventosa maschera, apre il corteo, precedendolo di qualche minuto. Rappresenta il male ed invita al male ; mischiandosi tra la folla, intrappola tra le catene  chi, secondo lui, potrebbe con più facilità seguirlo e provoca così l'ilarità dei presenti che conoscono i malcapitati.

Un quadro animato segna l'inizio vero e proprio della sfilata: PULCINELLA e LE ZITE,  attorniate dal TURCO e dal VOLANTE.

Pulcinella è il papà delle donzelle e vuole maritarle onde evitare il disonore dello zitellaggio e l'obbligo di sostenerle. Queste sono per la maggior parte uomini accuratamente camuffati da spose biancovestite, avanzano danzando piuttosto goffamente al ritmo delle tarantelle eseguite dai suonatori instancabili al loro seguito e, nei posti convenuti, si prendono per mano formando uno strampalato enorme cerchio. Il papà, agitando il corno per incitarle a seguire il ritmo e punzecchiando con esso le più restie, si pone al centro e canta:

                                          Abballati, figlie meie,  ca ve voglio 'mmaretà

                                            tutto chero ca m'abbushco  tutto a bui lo bboglio rà

                                            Ah ..ah ah  ah  che belle figlie ca tene papà

 

Le Zite accentuano l'ambiguità delle movenze e attirano le voglie del Turco,che le sta osservando. Vestito interamente di rosso e provvisto di sciabola di piratesca memoria, egli rapisce la zita di turno e cerca di portarla via con sé ma viene raggiunto dal Volante, sempre vigile. Col suo cappello a punta, guarnito di nastri multicolori e bianco come la casacca e i pantaloni, il Volante è l'angelo protettore,  sguaina la spada e duella col Turco fino a liberare la donzella, tra gli applausi e le grida di gioia di tutti , mentre la musica riprende ed il ballo pure.

A seguire, c'è un brulicare di popolani più o meno buffi o grotteschi:

  • IL FOTOGRAFO: sceglie chi fotografare e lo inonda di crusca con la sua macchina fotografica;
  • IL CACCIATORE: lancia coriandoli o farina col suo fucile prendendo bene la mira;
  • IL PESCIVENDOLO: mostra, incanta e fa annusare con insistenza la propria merce;
  • IL CARDALANA: va cantando la sua canzone-invito alle donne belle;
  • LA ZINGARA: distribuisce sentenze di buona o cattiva sorte;
  • IL BARBIERE: cosparge abbondantemente di schiuma e altro il viso da radere;
  • IL POLIZIOTTO: stringe pesanti manette ai polsi di chi non riesce a sfuggirgli;
  • I PORTANTINI: quattro infermieri bricconi stendono la vittima su una barella e gliene propinano di tutti  i colori
  • IL LUSTRASCARPE: imbratta le scarpe che si è offerto di lucidare.

Grazie all'anonimato garantito dalla maschera, questi personaggi possono concedersi licenze che a viso scoperto mai potrebbero permettersi. Sfilano, a seguire, alcuni intoccabili, che solo la forza della satira può sfiorare:

  • IL VESCOVO “obeso”, goloso e potente;
  • IL PRETE “secco”, avido di denaro;
  • IL MONACO “poverello”, mattacchione e gaudente;
  • IL NOTAIO “gobbo”, consigliere astuto e saputello;
  • IL MEDICO”sornione”, dispensatore di diagnosi e ricette.

 

Sola, ovunque presente, gironzola senza sosta LA MORTE.

Avvolta in un lungo e ampio mantello bianco, è provvista di una lunga falce e con essa aggancia il collo della povera vittima mentre, con voce cavernosa, intima: -Vienetinne!

A chiudere il corteo non può essere che il vecchio CARNEVALE, disteso su una surreale barella sostenuta da quattro becchini .

La miserella vedova QUARESIMA, vestita di nero e con un fuso alla cintola, segue il marito curva su di lui e piange disperata, mentre alcune comari pietose la sostengono e cercano di consolarla.


 

 

Alla fine della serata, il pupazzo Carnevale finirà in un bel falò ed allora tutti lo piangeranno perché dovrà passare un anno intero prima di potere di nuovo con lui una volta ancora “insanire”.

 

La manifestazione si svolgerà Martedì 13 Febbraio 2018 dalle ore 14:30 - con partenza dalla palestra di Casalsottano

 

di  Fernando Marrocco  (Ass. cultura San Mauro Cilento)


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