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"Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andare via"

Questo breve video, di SD Cinematografica, narra la caparbietà di Dorina, forse una delle ultime abitanti di Roscigno vecchia, oltre a Giuseppe Spagnuolo, nel non voler abbandonare il proprio paese, la propria casa. Quasi un secolo, Dorina, ha vissuto in questo piccolo borgo dell’entroterra Cilentano e per quasi un secolo ha combattuto una sua piccola ma pacifica guerra, contro lo strapotere di quella minacciosa frana che ha costretto gli altri a stabilirsi in nuove costruzioni, non distanti da quelle vecchie.

Ma la sua storia è emblematica anche se, come scrivevo, non puo' essere annoverata tra quelle per scelte economiche e sociali. Ma è una storia che ci aiuta a riflettere.

La ricerca del lavoro e la necessità di avere servizi di qualità hanno portato migliaia di persone, dal primo Novecento fino ai nostri giorni, a concentrarsi nei grandi centri urbani nazionali e internazionali provocando lo spopolamento, fin quasi all’abbandono, di molti paesi e territori.

In una statistica sullo spopolamento, viene riportato che dal 2000 ad oggi,  gli abitanti delle città sono diventati più di quelli del resto della terra. La popolazione residente nelle grandi città ha superato quella che vive nella campagna, nei paesi, nei piccoli centri.


Conosciamo bene le conseguenze, dal punto di vista sociale, naturale, economico, dell’abbandono dei paesi montani, pedemontani, collinari, ecc. La concentrazione della popolazione nelle grandi città all’inizio ha dato i suoi frutti di lavoro, servizi, seppur livellati nel basso, accettabili per buona parte della popolazione, dall’altra abbiamo avuto un effetto boomerang: le città sono diventate sempre di più delle prigioni dove le persone sono costrette a vivere con problemi di traffico, di sicurezza, di aria inquinata, di tempi dilatati, servizi condizionati dall’eccesso di abitabilità (per fare una TAC in un ospedale a volte ci vogliono mesi).

Di fronte a questo fenomeno vediamo che cresce la domanda per un vivere più accettabile, più sereno e salubre come ha ben affermato l’antropologo Vito Teti:

"Parallelamente all’intasamento urbano, dovunque, infatti, è segnalata una tendenza ad abbandonare la megalopoli, a cercare modelli di vita alternativi che spesso portano, sia pure in maniera non definitiva, nelle campagne, nei piccoli centri, nei paesi. Giovani, intellettuali, scrittori, artisti immaginano e pensano che l’avvenire dell’umanità non sia nelle città, ma nei piccoli centri, nelle province." E non sono pochi gli esempi di scelta del paese come luogo dove vivere per lunghi periodi o definitivamente.

Il racconto di Riccardo Finelli “Storie d’Italia, viaggio nei comuni più piccoli di ogni regione”, è un interessante esempio di attaccamento alla propria terra, di ritorni o di scelte di vita radicali e lontane “dalle anonime periferie di pietra a vista, dei centri commerciali iperbarici, dalle comunità virtuali”, dai “non luoghi”.

Dall’altra vi è la necessità da parte di cittadini, amministratori, piccole comunità di salvaguardare l’identità dei territori e la qualità della vita di molti cittadini. In molte località, se nei prossimi 30 anni non interverrà un’inversione di tendenza, intere comunità delle zone interne scompariranno definitivamente.

Cesare Pavese, nel suo "La luna e i falò", declamava:

"Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andare via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”…. “Anguilla dopo anni di assenza decide di tornare e cercare tra le cose e le persone del passato, la propria identità."

 

Credits Video: "Le ultime superstiti" Scritto da Daniele Cini -  realizzato da SD Cinematografica


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