Un centro recupero mai recuperato.

Pochi di voi avranno avuto modo di vedere in questi anni quello che, tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio, fu definito un’ eccellenza per il territorio Cilentano:

“Il Centro recupero rapaci e fauna selvatica” ubicato nel Comune di Sessa Cilento ed ora di proprietà del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

Inaugurato nel lontano  1994, nacque sotto buoni auspici, sarebbe dovuto essere e così lo è stato per alcuni anni  grazie al volontariato di numerosi giovani del posto, alla Lipu, all’amministrazione locale e del Parco, un’ottimo “habitat” temporaneo, per  gli animali trovati indifesi sul territorio.  

Ogni anno, come riporta LIPU, oltre 30.000 animali selvatici, tra cui alcuni appartenenti a specie a rischio, vengono curati nei Centri Recupero  sparsi in tutta Italia.

In questa struttura, nei periodi in cui ha funzionato,  sono arrivati animali di tutti i tipi, vittime dei fucili di cacciatori o bracconieri, avvelenati, investiti dalle auto, ustionati dai fili elettrici e dagli incendi o semplicemente caduti dal nido.

Costato circa 250 milioni delle vecchie Lire, ha avuto negli anni alternate vicende di chiusura e poi di pompose, quanto pilotate o asservite inaugurazioni, l’ultima il 18 Marzo 2011, dopo l’intervento di Striscia la Notizia del Novembre 2010. (qui la video-denuncia)

Le foto, a corredo di questo post, sono emblematiche e rappresentano inequivocabilmente l’umiliante stato di questa edificio.  

L’erba continua inesorabilmente a crescere e lo stato di abbandono, soprattutto delle gabbie, ad intensificarsi. 

La situazione è abbastanza triste, per quella che continua a sembrare l’ennesima cattedrale nel deserto.

Il tempo scorre, la natura matrigna se ne appropria  ed il quasi rudere, ormai concretizzatosi con il passare del tempo, continua a consolidarsi all’interno di quella che già appare, agli occhi dei passanti, come una zona ad alto degrado.

Ad avvicendarsi sulla sorte di questo centro sono state le varie amministrazioni del luogo succedutesi in questi anni, questi non potevano fare altro che denunciare, ed i vari Presidenti del Parco Nazionale (ne detiene la proprietà), non ultimo il nuovo reggente, Pellegrino che in una intervista, proprio su questo argomento,  a CilentoChannel, ( qui la video-intervista ) ribadisce la sua, secondo me, poco convinta voglia di riappropriarsi di questa struttura per riportarla ai fasti di un tempo.

A domanda si risponde diplomaticamente e senza inimicarsi nessuno, questo, ai miei  occhi, è sembrato l’atteggiamento del Presidente.

Che ci si avvii ad un’ennesimo salto del tappo di spumante?!

Ma poi, finita la festa, cosa resterà?!

Per il momento, resta la porta sprangata di questa struttura che oggi, senza adeguata manutenzione, rischia di perdere ulteriore valore.

Un altro valore disgiunto che non può certo annoverarsi fra le migliori risorse pubbliche che il Cilento potrebbe vantare anche a livello Nazionale, insomma, il tutto verrà destinato ad effige, con tanto di targa ricordo, delle poche ma buone opere compiute ma mai definitivamente avviate del territorio.

E comunque, non datemi del menagramo, ho in me ancora una flebile speranza che ciò non avvenga ed ancora una piccola punta di fiducia in chi amministra il bene comune e mi ripeto, quasi convincendomi che NO, non resterà un monumento.


Ma se così fosse, ricorderà ai Cilentani, che tante volte hanno manifestato davanti a quel portone, cosa significa amministrare senza oculatezza i beni pubblici e spendere il nostro denaro con parsimonia, verificandone giorno dopo giorno che questi non sia reso inefficace dal menefreghismo che ogni tanto ci contraddistingue.

D’altronde non ci sarebbe voluto un grande sforzo: giusto quella diligenza del bonus pater familias che si insegna agli studenti di giurisprudenza nel primo esame di Istituzioni di diritto Romano

 

di Alessandro Giordano

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