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Cilento interno:inizia il dibattito.

L’importante e che se ne parli o che almeno abbiamo inizio i tavoli di concertazione per porre rimedio a questa atavica dimenticanza delle Istituzioni nel comprendere che c’è, esiste un Cilento interno. Si badi bene, questa non vuole essere una mia personale battaglia contro i miei conterranei costieri, chi mi legge, mi segue, conosce bene il mio amore per il mare e di quanto io lo abbia più volte decantato nelle mie scritture, ma credo che sia ora arrivato il momento di accendere i riflettori su questa fetta di “patria”, piena di storia, cultura, tradizioni e religiosità. Per troppi anni siamo restati il fanalino di coda del turismo in Cilento, se non fosse stato per alcuni, direi pochi, eventi nessuno si sarebbe accorto di noi, saremmo continuati ad essere la terra di mezzo, buona per la caccia, per gli asparagi, per l’acqua buona e per i funghi niente altro.

Lo dicevo all’inizio, l’importante e che se ne parli; si inizia ad intravedere un piccolo lumicino lì in fondo al tunnel, chi ci amministra ha intrapreso un percorso di coscienza, il rilancio dell’intero comprensorio che veleggia lungo le pendici del Monte della Stella e lo ha messo come primo punto della programmazione degli anni da qui a seguire.

Tutto è iniziato l’anno scorso quando le tre amministrazioni di – Stella Cilento – Omignano e Sessa Cilento, di comune accordo decisero di iniziare questo percorso, in salita, verso quello che è   il “mettere in rete” istituzioni e persone interessate a discutere su tali problematiche e rendere plausibile una piattaforma comune sulla quale camminare insieme, l’unica via per crescere per non rimanere statici, non isolarsi.  Dialogare con persone e forze politiche affini senza pregiudiziali e tentare di unire gli sforzi per un fine molto nobile:il tentativo di risolvere le questioni che più interessano i cittadini che poco si appassionano alle diatribe del mondo politico.

Riaprire un dibattito su questo tema è basilare: mettere sul tavolo un progetto concreto e vedere chi è disposto a lavorare insieme, senza badare a contenuti ed appartenenze.

Il dialogo è continuato ieri sera (31 Marzo 2017), nella sala consiliare del Comune di Stella Cilento, dove con la proficua collaborazione dell’Avv. Franco Chirico - Presidente del Consorzio Velia -  ed il suo progetto di ParkWay Alento, i tre Sindaci hanno riaperto il dibattito. 


Ancora in stato embrionale, l’abilitazione a luogo di interscambio culturale del territorio del Monte della Stella è iniziata.

Durante il dibattito, molte sono state le problematiche a cui bisogna far fronte, una su tutte la viabilità interna ormai al collasso con le strade, ormai lastricate di sabbia e non di bitume, elementi imprescindibili prima di iniziare una qualsiasi progettazione.

Ma su di una cosa ho trovato d’accordo i tre amministratori, e di cui ne sono stato piacevolmente compiaciuto,  il continuare insieme questo progetto al quale auspico possano aggiungersi altri Sindaci del comprensorio, affinché non ci si debba limitare a conservare la situazione attuale, magari perché stare divisi è più comodo non dovendo trattare con nessuno, convincersi  che i problemi non possono più essere risolti a livello di piccolo Comune.

Questa credo sia la ricetta giusta,  se non la adottiamo vorrà dire perdere altro tempo che si aggiungerà ai tanti anni già persi nel aver mantenuto il Cilento interno in stallo e poi spaccarlo. Questa è l’occasione d’oro per i Comuni della zona per diventare uno dei poli principali di questa provincia. Serve decidere insieme su problemi che riguardano tutti i paesi, con amministratori preparati per una visione complessiva e quindi con la capacità di costruire soluzioni valide per entrambi i territori. Serve confronto di idee e scelta di priorità.


A che scopo? Preparare  un progetto di zona, affrontare i bisogni sociali e sanitari, dare risposte locali alle difficoltà economiche e ad un’economia che si sta modificando in modo profondo. Per organizzare il territorio e tutelare l’ambiente. Per promuovere la cultura. E i cittadini? Bisogna sollecitare la loro partecipazione al cambiamento.

“L’unione”  sarà la realtà con la quale tutti dovremo dialogare. Quindi, servirà quella che una volta veniva chiamata “volontà politica” unita alla capacità di fondere le menti, riorganizzando quello che c’è in un unico meccanismo che sappia migliorare la propria produttività. Senza fare un dramma della necessità di sperimentare soluzioni per poi ritirale in corso d’opera.

E non me ne vorrà l’amico Peppe Tarallo a cui rubo uno stralcio di una sua recente nota, che sintetizza  quello che dovrebbe essere il sentimento predominante ad iniziare da chi al momento guarda dal di fuori: i piccoli comuni dovrebbero coltivare la partecipazione delle loro piccole comunità ai fini di una riappropriazione attiva e consapevole del proprio territorio della sua socialità e della sua economia locale. I piccoli comuni sono davvero lo scrigno della nostra biodiversità culturale nonché i custodi di un immenso patrimonio naturalistico-ambientale e paesaggistico. Non per niente si è detto di loro che sono la "Piccola Grande Italia" e ora vogliamo sopprimere i piccoli comuni che rappresentano questa grandezza e questa ricchezza del nostro Paese.

 

di Alessandro Giordano

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