Cilento:"un parco non basta a creare futuro".

Prima o poi arriva il fatidico giorno in cui sei stanco di quello che ti circonda. Hai studiato, hai cercato lavoro e hai fatto gavetta, a volte con fortuna e altre no, ma alla fine ti ritrovi demotivato e non ti resta che guardarti attorno, parlarne con i tuoi cari e decidere se quello che hai è sufficiente oppure vuoi qualcosa di più, qualcosa di diverso, che ti faccia davvero sentire realizzato.
In quel momento sei solo, ti guardi allo specchio e vedi il tuo cervello.

È lì, sulla tua testa, fermo, sospeso, quasi incerto sul da farsi. Guardi meglio, scavi in profondità e taci ! Illuminazione !

In un attimo capisci, cogli il messaggio: il tuo cervello, con il suo carico di idee, progetti e ambizioni, vuole scappare, andarsene via, in un posto dove mettere a frutto la propria conoscenza. Il tuo cervello vuole fuggire laddove può realizzarsi. La ripresa o forse mai sopita emigrazione giovanile e intellettuale è un dramma che poco si presta al racconto. Nella "memoria" che segue, Stefano D'Angelo provvede ad analizzare questa vicenda, che lo vede protagonista in prima persona, ma che è anche la fotografia che ognuno di noi che ha scelto di restare in questa terra, si trova a guardare ogni giorno, consapevole che l’immagine che qualcuno ha scelto di mostrarci a volte non basta. - 

 

Sessa Cilento
Sessa Cilento

"Sono originario di un paesino del Cilento interno, Sessa Cilento, ma mi trovo a Torino per frequentare i corsi di ingegneria informatica. Da un po' di tempo mi interesso alla storia e alle tradizioni della mia terra. Da quando sto qui capisco fin troppo bene l'enorme differenza in termini di qualità della vita tra l'iperindustrializzata città della Fiat e il mio iperdimenticato paesino natio, che, come tutto il Cilento antico, cade a pezzi, nell'indifferenza di (quasi) tutti.

Da dieci anni a questa parte la nostra unica ancora di salvezza dovrebbe essere il Parco Nazionale, che invece privilegia le zone costiere e il Vallo di Diano, lasciando a se stessa la terra che pi? propriamente prende il nome di Cilento, quello storico. A parte i volantini pubblicitari non abbiamo visto niente, tranne il volersi appropriare dei meriti della ricostruzione in corso di un palazzo baronale a Sessa Cilento, nella frazione di Valle, invece restaurato grazie al ricavato di una sagra organizzata in estate dai (pochi) abitanti del paesino.

Ma parliamo della gente: l'emigrazione esiste ancora. Io ne sono un esempio vivente e questo è il periodo peggiore di sempre da questo punto di vista. Da trent’anni la popolazione nei piccoli centri subisce una decrescita esponenziale, per il mio paesino si va dai 2578 abitanti del 1951 ai 1446 del 2001 e la situazione nei prossimi dieci anni peggiorerà. La memoria storica, le tradizioni e il dialetto progressivamente vengono distrutti: le prime due non significano praticamente nulla per i pochi giovani rimasti, mentre per il dialetto ci si sta impegnando a livello internazionale per farlo scomparire. Cosa sto dicendo? Ve lo spiego. Lo standard che definisce la lista delle lingue parlate nel mondo ? l'Iso 693-3, il quale riconosce come lista delle lingue ufficiali quella stilata da Ethnologue, l’associazione americana che si occupa delle traduzioni della Bibbia. Le lingue vengono distinte secondo un principio di non-intellegibilità reciproca e di diversità della letteratura comune.

Accade che quasi tutte le regioni d'Italia hanno il proprio dialetto riconosciuto come lingua, tranne il Sud, per il quale con la dicitura "napoletano-calabrese" si raggruppano tutte le lingue, dal Molise a Reggio Calabria. Cioè ufficialmente un foggiano e un reggino parlano due varietà dello stesso dialetto. Non finisce qui: per loro esiste un "giudaico italiano" parlato da 200 persone e non un Cilentano parlato da 350.000 anime. Secondo loro nessuno comprerebbe una Bibbia in lucano o in pugliese. 

" E mentre i beni ambientali stanno diventando un ricordo, tra discariche abusive e deforestazione selvaggia, noi ci becchiamo il cartello Parco Nazionale del Cilento "Qui la natura è protetta" in ogni comune, magari con affianco un secchio dell'immondizia traboccante che aspetta di partire per la Germania dopo l'estate. I beni culturali sono i più afflitti da un'amministrazione assurda: solo nel mio paese ci sono un monastero del 1000 in condizioni di crollo strutturale; una chiesetta dello scorso millennio forse ad abside tricora abbandonata a se stessa; un mosaico dei tempi della Magna Graecia che dopo essere stato scoperto è stato reinterrato perchè non c'erano fondi per restaurarlo; il palazzo baronale che necessita di ulteriori cure; una chiesa del 1600 restaurata con i soldi della gente poco prima di un probabile danneggiamento, i resti di una città antica (abbandonata intorno al 1200) semi-distrutti per la costruzione di un radar da parte dell'Enav, una chiesa del 1000 "sotterrata" da ripetitori televisivi sul Monte della Stella."


" E questo in un paese di poco più di mille anime. Per non parlare di chi fa parte delle amministrazioni: politici della domenica, medici che fanno delle proprie prestazioni un'arma per accaparrare voti, pregiudicati e persone agli arresti domiciliari. Forse non riesco a farvi capire come mi sento quando penso a tutto questo. Mi trovo a mille chilometri da casa proprio a causa di questo degrado, perchè non ci sarebbe mancato niente per avere anche dalle nostre parti un'università e una città culturalmente attiva e vivibile, anzi. Vi saluto sperando che qualcuno raccolga questo appello, sapendo che questa non può essere che una goccia nell'oceano se vogliamo che la situazioni cambi per davvero non solo da noi, ma in tutto il Sud. "

 

di Stefano D'Angelo  

articolo originale su: neoborbonici.it

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