Il Cilento alla prova migranti

Anche il Cilento, come è giusto che sia, si sta approntando ad aprire le porte a coloro che fuggono da guerre e soprusi.

Ancora una volta la mia terra si dimostra per quella che è, dignitosa e solidale con chi soffre. Certo, la questione è molto delicata, sono concorde con i tanti che lamentano la scarsa attenzione del governo centrale verso gli Italiani indigenti, concedendo, invece,  concreto aiuto ai migranti. Concordo anche con il:“non è possibile ospitare tutti”, il lavoro manca per noi, i nostri figli, perché dovremmo accollarci questa ennesima tragedia che forse non ci appartiene?! Questo perchè evidentemente i migranti fanno paura, fa paura la possibilità che questi si rivoltino, rompendo così il muro di vittimismo e di accettazione di un’accusa di “terroristi” giocato sulla loro pelle e che impatta poi sulle condizioni di vita e lavoro di tutti noi. Di sicuro non è bello vederli ciondolare per strada alla ricerca di chissà che o all’esterno di supermercati alla conquista di qualche obolo per poter, dicono loro,  sopravvivere; di sicuro una cernita del malaffare bisognerà pur farla, scindendo chi è qui per un bisogno reale da chi identifica nella nostra terra l’eldorado. Un’emergenza nell’emergenza, una situazione che paralizza la nazione e coinvolge anche il Cilento. Una situazione a cui bisogna farsi trovare pronti, non giorno per giorno, ma ora per ora, perché l’ondata di sbarchi non accenna a diminuire. Fuggono dalla morte, dalla guerra, dalla fame, abbandonano famiglie, affetti, e si “imbarcano” nel viaggio della speranza. Viaggio che a volte si rivela fatale. Loro, uomini, donne, soprattutto bambini e giovani, cercano di arrivare in luoghi sicuri. Luoghi che, però, non sempre, soprattutto visto il numeroso flusso di arrivi, riescono a garantire una accoglienza che eviti preoccupazione.

Rammentiamoci,  anche i nostri nonni, padri  hanno lasciato, anni fa, la propria casa, la famiglia alla ricerca di uno spiraglio per una vita migliore. Già dai primi del 900 si sente parlare di emigrazione dal Cilento.

Allora si partiva generalmente per  l’Argentina , Brasile, Uruguay e Venezuela ( QUI  e  QUI i video di Arcoiris TV  "Cilento in Venezuela") dove i nostri avi sognavano la proprietà terriera visto anche il favorirne la colonizzazione da parte di questi stati.

Poi nei decenni a seguire iniziò una seconda ondata di migranti verso gli USA, vicende ben descritte da Alfonso Toscano nell’”Emigrazione nel Cilento” che potete leggere qui

Qualcuno potrebbe obiettare: ma questi Italiani che partivano avevano il permesso per approdare in terra straniera, non erano clandestini? Si emigrava alla ricerca di un lavoro onesto e con l’umiltà di chi si prepara a fare ingresso in una nuova vita e realtà,  a molti di costoro, invece che sbarcano sul nostro territorio manca, non vi è dubbio alcuno.

Ma, in realtà, siamo stati anche noi non solo migranti, ma anche migranti clandestini. Nel 1905 su 4 italiani nell’Impero tedesco 3 erano clandestini; e nel 1951-52 l’80% degli italiani in Francia era entrato clandestinamente, e clandestino era il 90% dei familiari.

Ma il Cilento, non è nuovo nel dimostrarsi ospitale verso chi fugge da ingiustizie. Come accadde nel lontano 1915, quando, durante la prima guerra mondiale si verificò un vero e proprio esodo dei trentini. Il Trentino, allora facente parte dell'austro-ungarico, fu infatti uno dei principali teatri di scontro. Su una popolazione censita nel 1910 di 393.111 abitanti, ben 173.026 vennero allontanati dal Trentino. E la mia terra, non si tirò indietro da questo pur semplice gesto, difatti paesi come: Prignano (7 profughi) – Castellabate (30 profughi)  - Sessa Cilento (16 profughi) – Stella Cilento (10 profughi) – Casal Velino (10 profughi) – accolsero i “fratelli Trentini” offrendo loro vitto, alloggio ed indumenti per rendere meno disagiata la vita di chi, riportava  il quotidiano “Il Mattino” dell ‘epoca,  “ricacciati dai nativi paesi dalle ferree necessità della guerra.”

Quando li guardiamo scendere da quelle navi pensiamo che anche i nostri hanno sperimentato la stessa condizione. Hanno portato nel loro viaggio la stessa speranza: dove finiremo? Come saremo accolti?

Ci vorranno bene o ci guarderanno con diffidenza se non con ostilità?

Ci metteranno al caldo o al freddo? In una casa o in una baracca?

Pensiamoci quando veniamo a sapere che dei profughi da noi dormono all’aperto, o sono alloggiati in sistemazioni indegne. O sono fatti oggetto di inimicizia.

Anche noi siamo figli di migranti e di profughi.

E questa è la condizione di tutti gli esseri umani, di tutti i popoli. Perché le guerre, le carestie, le miserie non hanno risparmiato nessun popolo.

E anche perché l’essere umano è una creatura in movimento per sua natura, non destinata a vivere inevitabilmente nello stesso posto.

Siamo o siamo stati tutti stranieri, migranti o profughi, ma tutti stranieri. Fa parte della condizione umana, il suo destino: il suo presente, il suo passato, il suo futuro. L’umanità ha imparato faticosamente a prendere atto di questa comune condizione.

Da qui nascono i diritti. Le leggi riconoscono che la persona umana, per la sua condizione, per il suo destino, inviolabile e sacro, di libertà e di dignità è portatrice di diritti.


E questi diritti degli esseri umani vengono prima e sono superiori alle stesse leggi che uno Stato si dà. Non è la legge che crea la dignità dello straniero, è la dignità dello straniero come persona umana uguale a noi che fonda la legge.

Che spinge a creare le leggi quando non ci sono.

E quando le leggi non riconoscono questa dignità sono disumane e vanno cambiate.

Ma non basta salvare la vita di tanti migranti. Bisogna accoglierli come devono essere accolte delle persone. Ancora non lo si sta facendo a sufficienza. E la prima causa di questo è che viviamo in una cultura politica dell’emergenza.

Finché perdureranno le guerre ai confini d’Europa, finché perdureranno dittature feroci, finché i paesi impoveriti dell’Africa non daranno futuro a tanti giovani la fuga di tante persone verso i nostri paesi non si arresterà.

La politica, le istituzioni, la società civile devono insieme costruire un sistema di accoglienza che prenda atto di una questione destinata a durare nel tempo. Bisogna trarne le conseguenze, cambiare mentalità, tutti: singoli, associazioni, istituzioni. Costruire con la partecipazione di tutti un sistema di accoglienza capace di far fronte alle necessità che inevitabilmente sorgono e sorgeranno, solo così si sconfiggono le paure e le ostilità e si sarà all’altezza della sfida umana e sociale che abbiamo davanti.

 

di Alessandro Giordano

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Commenti: 1
  • #1

    Vincenzo (mercoledì, 22 febbraio 2017 07:16)

    L'Italia è uno dei Paesi più ricchi del mondo e possiamo ampiamente permetterci di offrire rifugio a "coloro che fuggono da guerre e soprusi" e anzi ne abbiamo il dovere morale.
    Per questo è necessario individuare i veri profughi tra l'orda di migranti economici ed opportunisti di vario genere che affluiscono in Italia in maniera incontrollata che, come è più che accertato, assommano a circa il 95% del totale degli immigrati richiedenti asilo.

    Perciò aiutiamo SOLO i veri profughi che se fuggono da guerre, che sicuramente NON sono quasi tutti giovani maschi benestanti ed in buona salute come se ne vedono ma, all'opposto, quasi tutti vecchi, donne e bambini poveri e malnutriti: campione di popolazione quasi inesistente tra i migranti che beneficiano dell'enorme affare messo su per accoglierli.

    Non prendiamoci in giro, ed aiutiamo chi ne ha veramente bisogno, a cominciare naturalmente dai tanti italiani in difficoltà a causa dei governi degli ultimi anni e di altro tipo di catastrofi.