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Mercato Cilento:testimonianza di un viaggiatore scozzese

<< C.T: Ramage letterato , cultore di lingue classiche ed appassionato di archeologia nel 1828 fece un viaggio da Paestum a Policastro, attraverso il Cilento interno, seguendo il tracciato dell’attuale statale 18, annotando  le curiosità del  viaggio che maggiormente lo colpivano, così come avevano fatto i viaggiatori colti prima di lui e come faranno quelli che verranno dopo. Le  sue impressioni/curiosità di viaggio  furono  raccolte e pubblicate. Sono oggi in libreria in una bella pubblicazione delle Edizioni dell’Ippogrifo e si avvalgono, tra l’altro,  di  una colta ed interessante introduzione di Raffaele Riccio. Sua  è anche la traduzione e le relative note. E’ una pubblicazione che tutti gli  appassionati di storia del Cilento dovrebbero avere nella propria biblioteca.>>

<< ”Il nostro viaggiatore - nota Riccio nell’introduzione - in anticipo sui vari Stanley-Livingstone, Burton e Spike, degli anni settanta novanta del XIX secolo, si sentiva animato da curiosità e spirito di avventura, anche se gli scopi del suo viaggio erano ben diversi dagli interessi economici, sottesi alle spedizioni di questi ultimi.


foto: mercatocilento.it
foto: mercatocilento.it

Ramage viaggiava solo  e quasi senza equipaggiamento. Non aveva alle sue spalle nessuna istituzione inglese che avesse finanziato la sua spedizione, dato che era animato da uno spirito diverso da quello che avrebbe guidato, cinquant’anni dopo, gli esploratori suoi contemporanei”. Nelle sue escursioni/scoperte delle zone del Cilento interno capitò a Mercato Cilento, che già allora dovette essere punto di approdo e snodo viario del Cilento Antico. Sui particolari di  quella visita è interessante lasciare la parola al viaggiatore: ”Dopo aver attraversato varie piccole borgate, giunsi ad un paese chiamato Mercato, situato ai piedi di una collina … Questo  paesetto consisteva in una mezza dozzina di case, ma io ero così sfinito che, senza riposarmi un poco, non avrei potuto procedere oltre. Per fortuna una di quelle case era una locanda e faceva parte di un vecchio monastero,dal quale gli occupanti erano stati scacciati dai francesi ai tempi di Murat, mentre oggi i beni del convento fanno parte di  una tenuta  reale. L’edificio è ora in uno stato deplorevole e fra qualche anno non resterà che un ammasso  di rovine: E’ straordinario il gran numero di monasteri esistenti in questa bellissima contrada  d’Italia; I Francescani sono vicino ad Agropoli, gli Agostiniani a Copersito, i Padri Riformati e i Benedettini a Laurino, i Cappuccini a Perdifumo, ed altri ancora che non è necessario enumerare.” All’epoca il convento era adibito a locanda e Ramage vi passò la notte non senza una qualche preoccupazione, anche perché “l’aspetto del locandiere mi persuase poco e quel  monastero semi deserto sembrava il posto adatto per compiervi losche imprese”. Il Convento è sempre lì, molto più bello ed accogliente di come apparve a Ramage: Mercato è sempre “una   bellissima contrada d’Italia” ed è sempre al centro di una rete conventuale molto diffusa e ramificata nel territorio che trova il suo epicentro in Perdifumo, di cui Mercato è frazione e da cui dista poco più di 4 chilometri. >>

<< Il Convento di cui parla il dotto viaggiatore scozzese è quello di Santa Maria del Carmine con l’omonima  chiesa incorporata e vanta una storia tanto bella e prestigiosa quanto antica. Se ne è ampiamente occupato Antonio Infante nella pubblicazione “ricerche storiche su Mercato Cilento”. Apprendiamo, così che nello stesso luogo sorgeva una Chiesta chiamata Santa Maria dei Martiri e che era molto frequentata e  riveste  ancora oggi una grande importanza dal punto di vista storico, perché il luogo in cui sorgeva  e sorge rappresentò tra il XVI ed il XVII secolo il centro delle attività commerciali di molti paesi del  circondario. Vi si conservavano, tra l’altro, i campioni dei pesi e delle misure. La tradizione popolare narra che da queste parti passò San Paolo con i  suoi seguaci. La chiesa fu costruita da Padre Angelo Sombato, lo stesso poi che in seguito si ritirò sul Monte Stella e vi visse da eremita nello storico santuario, ancora oggi meta di pellegrinaggi. Nel 1472 il carmelitano Giovanni de Signo  vi fondò un convento che denominò  di Santa Maria del Carmine. Vi inglobò la chiesa preesistente , la ingrandì e le diede lo stesso nome del Convento. Convento e chiesa sono sempre lì e costituiscono meta di visite e pellegrinaggi dei devoti di tutti i paesi del Cilento Antico. Si tratta di una costruzione  di magnificenza insolita per i luoghi, il  che testimonia la potenza che i Monaci carmelitani avevano  in quel tempo, come d’altronde tutti gli altri ordini monastici diffusi sul territorio; basiliani prima, benedettini dopo,  e poi, via via, Francescani, agostiniani, redentoristi, ecc.. Convento e chiesa  sono un notevole contenitore di opere d’arte e  meritano una visita approfondita per conoscere storia religiosa, ma anche politica e civile, con un’attenzione alle opere d’arte che sono notevoli. >>

di Giuseppe Liuccio - g.liuccio@alice.it     (artcolo originale su PositanoNews)

Beato Don Giustino Russolillo
Beato Don Giustino Russolillo

Il convento di San Michele è anche la sede dei PADRI e SUORE Vocazioniste fondate da Monsignor Giustino Maria Russolillo, riconosciuto venerabile, per le sue intercessioni,  il 18 settembre 1997, da Papa Giovanni PaoloII che ne firmò il decreto. Questi alcuni dei “casi” certificati avvenuti durante alcune sue permanenze nel Convento.

Uno tra i più straordinari è quello di una donna di Mercato Cilento, che ha ricevuto notizia che il marito è morto in guerra. Manda la figlia da Don Giustino per far celebrare una Messa, ma il sacerdote rimanda la giovane a casa dicendole: “Va’, va’ subito a casa, perché tuo padre sta tornando”. Accade proprio questo. Quando torna a casa, la ragazza incontra il padre!

In una delle sue tante visite a Mercato Cilento, trova Suor Matilde della Greca a letto, affetta da tubercolosi in stato avanzato: Don Giustino le si avvicina, la benedice e le dice: “Alzati, tu devi stare bene, perché c’è molto lavoro da fare”. Il male scompare come per incanto.

Una madre gli porta un bambino sordomuto perché lo benedica. Don Giustino conduce il bambino nella sua camera, lo benedice e gli dà tre caramelle dicendogli: “Va’ e dì alla mamma che queste sono tre caramelle”.

Il ragazzino va, la lingua gli si scioglie, le orecchie gli si aprono e riesce a scandire alla mamma: “Queste sono tre caramelle”!

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