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Cilento colabrodo.

Siamo alle solite. Ogni anno, puntualmente d'estate, nessuno riesce ad "abbeverarsi" nel Cilento e come se nulla fosse. con l’arrivo dell’inverno il problema si ripropone con le tante condutture saltate, contatori ghiacciati e tubature colabrodo che espellono acqua dal terreno aiutando il dissesto, come se ce ne fosse bisogno, della già martoriata viabilità.

Trovare il colpevole di tutti questi avvenimenti è arduo, in estate potrebbe essere il sovra-affollamento specie nella fascia costiera, in inverno il gelo, mai come in quest’anno evento eccezionale che ha portato molte popolazioni, soprattutto dell’entroterra, a fare i conti con una carenza idrica quasi mai rilevata in questi territori o la impossibilità/carenza di un Ente che a fatica riesce a porre rimedio ad un disagio che nel nuovo millennio dovrebbe essere solo un ricordo; a voi la scelta !

Il Cilento è uno dei territori più ricchi d’acqua, spesso anche di grande pregio organolettico.

Nonostante questo, alcuni paesi,  subiscono drammatiche carenze nell’utilizzo di questo bene indispensabile, che poco hanno a che fare con “l’emergenza idrica”, oltre alla situazione di degrado cronico degli acquedotti, gravi irregolarità nell’erogazione si registrano sul 20% della popolazione del territorio interno e addirittura sul 60% della fascia costiera, causate non da “siccità”, ma dal cattivo sfruttamento delle falde e dalle condotte colabrodo. 

Nonostante questi casi eclatanti di “storica” mala gestio politica delle reti idriche, negli ultimi anni i nostri acquedotti, anche grazie a una normativa molto restrittiva, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di fornire acqua potabile di ottima, a volte eccellente,  qualità alle nostre case. Anche i vecchi problemi di “clorazione” che, pur garantendo un’acqua esente da impurità e batteri, la rendevano poco attraente al gusto, sono stati superati con nuove tecnologie.

A dispetto di questo, siamo diventati  grandi consumatori di acqua in bottiglia e, attenzione, non prelevata direttamente dalla fonte che sgorga in qualche luogo montano, ma acquistata direttamente al supermercato, vista la continua, alternata , mancanza di acqua potabile dai nostri rubinetti. A nulla valgono le proteste di privati cittadini e di qualche amministrazione che nella passata e nemmeno tanto afosa estate, ha avuto da ridire sulla gestione emergenziale dell'acqua pubblica. 

 

Uno fra tutti, il Comune di Omignano che si è imbattuto in questo muro di gomma o, definiamolo meglio: scaricabarile, come raccontato in un post pubblicato su Facebook. Leggi QUI 

Ormai si naviga pressoché ad intuito. Lo si riscontra facilmente dai vari rattoppi fatti,sempre nel medesimo punto, sul territorio. Nel comune di Sessa Cilento una tubatura esterna ha vomitato acqua per 4 giorni e solo al 5° qualcuno si é degnato di venire a rattopparla alla meno peggio. Questo dopo numerose telefonate contornate da scaricabarili vari. Per non parlare del dipendente dell’Ente preposto che da lì transitava su auto aziendale, dal quale mi son sentito rispondere:"non é di mia competenza sono del servizio ambientale" (??!!) .

Mi vengono in mente tante soluzioni che potrebbero porre rimedio a questo atavico problema, ma non sono razionali, sono dettate da un moto rivoluzionario che poco mi si addice e che ancor meno ricalca quelli che sono stati i “moti del 1828 o 1848”.

Una soluzione sistematica potrebbe essere, affiancare ad un “buon governo” dell’azienda gestore, un “governo partecipato”. 


Penso all'idea fare entrare altri enti pubblici interessati: prima di tutto i comuni, titolari al momento di una partecipazione pari o al di poco superiore allo zero-virgola, reali titolari delle concessioni e delle infrastrutture gestite, perché i comuni sono le istituzioni più vicine ai cittadini, quelle che conoscono le reali esigenze del territorio. Hanno cognizione di dove è più urgente intervenire, conoscono quali sono le emergenze del proprio territorio. Comprendono da vicino i problemi degli agricoltori, tra costi, tasse e balzelli iniqui ai consorzi di bonifica, altro argomento di cui analizzerò l’impegno. Una gestione pubblica, con diminuzione di quote partecipate interne ma di ampio respiro, secondo me, fuori dal territorio,  potrebbe voler dire tariffe sociali e capacità di capire che in una certa zona è necessario investire per aiutare e debellarne il disagio. Ora, non voglio certo aggiungere sogni alla “lista dei desideri” dei cittadini ma proporre un piano realistico di sostituzione delle condutture vecchie. Si crei un programma di rinnovamento delle infrastrutture idriche, anche di lungo periodo, tenendo conto di quelle che sono le reali risorse del territorio. Ricostruire un pezzo alla volta il nostro acquedotto è sempre meglio che “metterci una toppa ogni tanto”. Credo ed auspico che questa debba essere una delle priorità della prossima Governance. Voi cosa ne pensate?

 

di Alessandro Giordano

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