Castelsandra: "l'ex hotel della camorra."

La criminalità organizzata, specie quella camorristica, ha continuamente necessità di ripulire capitali sporchi, di provenienza illecita. Ed è proprio in strutture come il Castelsandra di Castellabate che aveva trovato terreno fertile.

Di seguito riporto l’analisi proposta da Peppe Tarallo ex Presidente del Parco Nazionale del Cilento ed Ambientalista sul: “Castelsandra. L ex (?) hotel della camorra. 6 domande al Sindaco ed agli amministratori di Castellabate".

" Dobbiamo al sindaco Spinelli il fatto che si riparla del Castelsandra,quasi sempre rimosso come argomento ed esempio di abuso e scempio ed ex bene della camorra,lanciando nientemeno l’idea di uno studio di fattibilità e del suo recupero. Quando ho letto per la prima volta questa notizia (mi sembra che ero in ospedale a Lanzo -CO ) rimasi perplesso e incuriosito perché l’accento veniva posto su una sua eventuale “funzione” pubblica che poteva vedere coinvolta la facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli o qualsiasi altra struttura o istituzione pubblica. Decisi di aspettare ulteriori delucidazioni e particolari di questa idea-progetto e mi ero detto. “Toh,hanno cambiato almeno musica visto che non ripropongono l’idea ‘fissa’ di recuperarla come struttura turistico-ricettiva per rinverdirne i fasti passati” e quindi attendevo con molta curiosità che fosse meglio precisata questa idea che comunque per me era un diversivo per ‘salvare’ il Castelsandra che per me va assolutamente abbattuto in quanto ha rappresentato il segno tangibile e macroscopico nella nostra area della presenza della camorra con don Luigi Romano affiliato al potente clan Nuvoletta. Il Castelsandra rappresenta anche uno scempio non solo della natura,dell’ambiente e del paesaggio ma anche delle stesse norme vigenti in quell’area boscata e caratterizzata dagli “usi civici”. Insomma il segno della massima,spavalda e spregiudicata arroganza del potere della camorra in’area di conquista per affermare con tutta l’evidenza possibile la sua forza …”persuasiva” verso cittadini,amministratori e comunità ospitante. Durante i fasti del Castelsandra l’hotel era meta di ministri e politici e persone di riguardo e dalla comunità era pressoché venerato come benefattore e come tale riceveva pubblici riconoscimenti ed encomi. Ma il processo Nuvoletta e la sua condanna insieme agli affiliati,tra cui don Luigi Romano,portò alla confisca del bene. In un primo momento il Ministero dell’Ambiente voleva convertirlo in una struttura al servizio della ricerca e del futuro Parco Marino ma quando seppe che l’area era di “uso civico” dovette consegnarlo al Comune,titolare,insieme alla sua comunità civica,dell’area in quanto appunto di “uso civico” che come è noto è un diritto imprescrittibile,inalienabile, e inusucapibile.

Come Associazione ambientaliste più volte denunciammo i continui abusi del Castelsandra e riuscimmo a portare don Luigi Romano davanti al Pretore di Agropoli,il dr. Michele Di Lieto. Nel processo don Luigi Romano fu condannato (la sentenza fu poi capovolta a Vallo della Lucania) e non mancò di minacciare chi aveva sottoscritto quelle denunce mentre fra le prime volte in Italia fu riconosciuta la costituzione come parte civile delle associazioni ambientaliste. La Legambiente inserì il Castelsandra tra i 5 ecomostri nazionali e bisogna amaramente constatare che ancora non è stato abbattuto. A questo proposito voglio ricordare il coraggio civile che mostrò il compianto prof. Gianni Bailo Modesti allora presidente regionale di Legambiente che insieme a me sottoscrisse quelle denunce. Voglio ricordare anche le ripetute denunce di Antonio Cederna e Antonio Iannello ,entrambi amici della dr.ssa Flavia Schreiber Scarpati e suoi ospiti nella famosa “Casa Rossa”,e la particolareggiata e memorabile denuncia che ne fece il WWF nazionale a firma di Fulco Pratesi.

Ma riprendiamo il filo:il Castelsandra,come bene sequestrato e sottratto alla camorra fu consegnato al Comune di Castellabate proprio perché di “proprietà” della comunità in quanto di “uso civico”.

" Di fronte alla sua inerzia l’Ente Parco allora da me presieduto iniziò l’istruttoria della demolizione ma il Comune chiese che la questione fosse discussa e trattata dalla Regione e lì fummo ripetutamente convocati,Comune di Castellabate ed Ente Parco, dall’Assessore Di Lello insieme alla Provincia ,al Dipartimento nazionale della gestione del Demanio e alle Associazioni Ambientaliste Legambiente,Italia Nostra WWF etc. La conclusione fu,grazie alla cordata Comune-Provincia-Regione di partire e iniziare con la demolizione parziale delle casette considerate del tutto abusive. Ma in un documento stilato da un legale di fiducia della Regione si riconobbe il carattere abusivo dell’intero complesso superabile solamente ,a detta del legale,da un accordo di Programma tra Comune e gli enti titolare dei vincoli sull’area tra cui il Parco che attraverso me espresse la sua totale contrarietà considerando del tutto illegittimo un simile eventuale accordo in quanto in contrasto irrimediabile sia coi valori protetti dai vincoli che con la natura di “uso civico” dell’intera area interessata. Oltre che illegittimo l’accordo era inopportuno e immorale in quanto tendeva a salvare un complesso frutto dell’attività criminosa e criminale della camorra che non aveva esitato,per i suoi profitti, a fare scempio di quell’area (con sbancamenti e sventramenti della collina e del bosco) e delle norme che quell’area regolavano, e per questo anche in contrasto con l’uso consentito dei beni confiscati alla malavita organizzata.

Come Ente Parco,da me rappresentato, ed Associazioni Ambientaliste presenti demmo il nostro consenso alla demolizione parziale solo a condizione che fosse considerata la prima fase dell’abbattimento dell’intero complesso,in considerazione del fatto che quella era allora la disponibilità finanziaria che la Regione aveva al momento.

ORA di tempo ne è passato:allora c’era l’amministrazione Maurano (di cui l’attuale sindaco faceva già parte) e il sindaco attuale è al suo secondo mandato e io sono quasi nove anni che non sono più presidente del Parco e cos’è stato fatto? La demolizione delle cd. casette abusive è stata iniziata solo l’anno scorso e forse non è ancora terminata ed ecco l’annuncio della “rinascita” del Castelsandra!

Ed ecco qualche domanda al sindaco e agli altri amministratori sia di maggioranza che di minoranza che nel loro insieme rappresentano l’intera comunità di cittadini nonché il territorio abitato e di cui tutti noi siamo custodi e responsabili ( territorio che purtroppo è senza voce e non vota):

1) Visto che non si è saputo più niente,come invece promesso, la demolizione è stata completata o no? Ricordo che a proposito degli articoli e foto pubblicate su “La Città” in un servizio-inchiesta del giornalista Fabrizio Ferruccio,al rilievo che sulla demolizione non c’erano notizie e informazioni da parte dell’Amministrazione, il sindaco aveva affermato di non aver ritenuto di pubblicizzare la cosa (cioè la demolizione,che infatti era ignota a tutti,cittadini,enti e perfino al CFS) perché non ci fossero ‘strumentalizzazioni’ nella campagna elettorale, promettendo però che i lavori sarebbero ripresi e finiti dopo l’estate dandone la dovuta pubblicità. Ma … finora niente:nessuna notizia o comunicato né si sa,di conseguenza,se la demolizione è stata completata.

2) L’Amministrazione Comunale di Castellabate su quali basi tecnico-giuridiche fonda lo studio di fattibilità per il recupero-riqualificazione del Castelsandra in area con molti vincoli e di ‘uso civico’?

3) Non si ritiene rischioso fare un bando pubblico aperto a privati? Si vuole forse ignorare che sul Castelsandra ci sono ancora mire ed aspirazioni mai nascoste degli eredi e del socio di minoranza Agizza come confermato dal fatto che avevano impugnato la decisione di demolire le casette-villette considerate del tutto abusive?

4) Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale ricordano e sanno che la sanatoria richiesta per il Castelsandra non è stata mai evasa? E che,sembra,non ci sia più traccia del progetto originario realizzato dai precedenti proprietari belgi che poteva consentire il raffronto e l’individuazione delle parti abusive (e cioè la gran parte del complesso realizzata in più riprese dalla camorra)? Non solo, i proprietari,nella domanda di condono sembra che avessero dichiarato, falsamente, che il terreno era di loro proprietà (e non uso civico qual è).

5) Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale sono a conoscenza che la realizzazione del complesso,fin dalle origini,è stata fatta in violazione dell’uso civico (tant’è che per questo il bene è stato consegnato al Comune in quanto la proprietà non poteva,non può né mai potrà essere d’altri,a partire dai belgi e dalla famiglia camorristica che se ne appropriò illecitamente ( su questo ci sono sentenze del giudice degli usi civici)? E che oltre agli usi civici sono stati violati vincoli,leggi norme e piani allora come ora vigenti? Che l’area oltre ad essere d’uso civico e area protetta e anche un Sito di Interesse Comunitario (SIC e ZPS)? E che è sottoposta alle previsioni e relativi vincoli del Piano del Parco e del Piano Territoriale- Paesistico del Cilento costiero?

6) Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale sanno che la destinazione del complesso che con lo studio di fattibilità ( e successivo bando) è in contrasto,oltre che con le norme e piani vigenti, anche con le norme che regolano l’utilizzo dei beni confiscati alla camorra?

Propongo a sindaco ed amministratori la lettura di questa sentenza del CdS (IV sez.) n 1698/2013 su destinazione/cambio d’uso di terreni di “uso civico http://www.lexambiente.it/materie/u...

<< In tale scia, le terre appartenenti ai diritti civici risultano, di norma, incompatibili con l'attività edificatoria (arg. Consiglio Stato sez. IV 19 dicembre 2003 n. 8365) per l’evidente ragione che “privatizzano” a tempo indeterminato un bene, i cui diritti spettano invece ad una collettività, sottraendo spesso definitivamente alla pubblica utilità i benefici provenienti dalla terra, dai boschi e dalle acque. >>

e più: avanti

<< Contrariamente a quanto mostrano di ritenere le società appellanti, in sostanza le collettività – sia nel loro insieme che in testa a ciascuno dei suoi componenti uti singulus – vantano nei confronti dei relativi beni un diritto collettivo di natura reale che si esercita in forma “duale” con il Comune il quale, ente esponenziale dei diritti della collettività, ordinariamente li amministra in suo nome, mentre per iniziative di carattere straordinario è sottoposto alla diretta ed indefettibile vigilanza della Regione.

In tali casi la eccezionalità della deroga rispetto all’ordinario regime di intangibilità di tali diritti si impone proprio perché il “mutamento di destinazione”, nella realtà delle cose, implica il venir meno della possibilità stessa di usufruire dei frutti dei terreni di uso civico.

Del tutto inconsistente è quindi la tesi delle società appellanti per cui l’amministrazione comunale sarebbe la titolare unica dei diritti di disposizione, perché se così fosse i diritti civici scolorirebbero addirittura alla stregua dei meri beni del “patrimonio disponibile”.>>

Di questo ne traggano le dovute e conseguenziali conclusioni.

Quel che è certo che questo bene da quando è stato consegnato al Comune è stato di fatto sottratto al godimento e all’uso della collettività (non è permessa l’entrata libera,chiusa com’è da un cancello e con tanto di ‘famiglia-custode’, scelta chissà con quale criterio). E che ‘resuscitando’ il Castelsandra come struttura turistico-ricettiva gestita da ‘privati’ lo sarà sempre.

qui 2 articoli di Andrea Passaro su “La Città”:questo con cui si annuncia di ‘resuscitare’ il Castelsandra http://lacittadisalerno.gelocal.it/... e questo in cui si annuncia l’affidamento dell’incarico http://m.lacittadisalerno.gelocal.it/..."

 

di Peppe Tarallo

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