Il brigante e il diavolo

Cilento Reporter - Il brigante e il diavolo

Il Cilento, un territorio ricco di storia, di cultura, di tradizioni, del buon mangiare, ma anche ricco di “cunti”, intrisi di misteri tra favola e leggenda, come quella che, nella  frazione Licusati del Comune di Camerota, si narrava e forse tutt’ora ancora si racconta; l’incontro tra il brigante e il diavolo.

Erano giorni che il nostro povero brigante, uno fra i più temuti e rispettati del circondario, braccato dai gendarmi e dalla milizia, sulla sua testa pendeva una cospicua taglia, vagava per i monti Cilentani.

Egli aveva trovato rifugio nel fitto della foresta dove, senza riparo, da giorni viveva alla mercè delle intemperie di un rigido inverno, cibandosi di quelle poche cose che gli animali, della foresta,  affamati come lui gli lasciavano.

Ore, giorni, da solo continuava ad incamminarsi in quella cupa foresta per sfuggire alla cattura, a volte aiutato da una fitta coltre di nebbia che lui ringraziava come dono dal cielo, poiché gli permetteva di nascondersi ancora meglio.

Un giorno, durante questo suo vagare, facendosi largo a fatica tra arbusti e guadi fangosi, vide sbucare, dallo strato nebuloso una strana figura che avvicinandosi ancora di più si palesa essere un bambino, vestito di un pastrano pieno di buchi di colore bianco. Il ragazzino zoppicava vistosamente ed aveva lo sguardo assente

Si capisce che è stato abbandonato, pensò il brigante – è un povero mentecatto, un povero diavolo come me.

- Chi Sei ? – gli urla - Che fai Qua? continua, nulla il ragazzino non rispose

Che ti hanno fatto? Chi è stato? – ma nulla il bambino taceva.

Allora pensò – Sarà sordo, muto oltre che zoppo – impietosito lo cinse sotto il suo mantello ed insieme si rifugiarono in una caverna poco distante che poi sarebbe dovuta essere il loro giaciglio per la notte.

Entrati, il brigante intimò al fanciullo:

– Statti qua, non ti muovere! Io vado a caccia torno tra poco.

E così fu, il brigante tornò dopo mezz’ora con dei malevizzi che avrebbero cucinato e mangiato per cena.

- L’uomo così, accese il fuoco, per tenere lontano eventuali assalti da parte di animali ma sopratutto per arrostire la cacciagione.

E difatti, li pulì e li sistemò su due stecchi ricavati da un ramo a mò di spiedo pronti per l'arrosto. 


Ecco qua…mangia! – gli disse – ma il ragazzino con un gesto rifiutò il cibo offertogli e dal pastrano tirò fuori un altro spiedo con infilzato un rospo ed indicò al brigante di arrostire quello.

Il brigante urlò – Perché vuoi mangiare il rospo? ......... Sei il diavolo? 

E fu allora che il ragazzino con una smorfia rabbiosa spinse il brigante che cadde a terra. 

Da quella nuova prospettiva, il brigante capì perchè il ragazzino zoppicasse, non aveva un piede malconcio, anzi,  in realtà i suoi piedi erano delle perfette zampe caprine.

Allora il brigante urlò ancora più forte – Sei il diavolo…il diavolo!!

Vistosi scoperto il demone diede un calcio terrificante al terreno da far tremare tutta la caverna per poi scomparire in una nuvola di zolfo.

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