Lettere dalla grande guerra.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’Austria, a fianco dell’Intesa: Regno Unito, Francia e Russia. La Prima Guerra Mondiale era scoppiata dieci mesi prima, nel luglio del 1914. L’Italia, però, si era mantenuta neutrale, anche in rispetto dell’accordo di non belligeranza firmato nel 1882 con Germania e Austria, formando la Triplice Alleanza. Le cose cambiarono quando il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria, e il giorno dopo schierò le sue truppe.


Le lettere e i diari si configurano tra gli strumenti più preziosi e affascinanti di indagine e conoscenza e si rivelano particolarmente significativi se riferiti a un evento deflagrante come la guerra, laddove, al fragore delle armi e all’urgenza della grande storia, si affianca la più sommessa ma non meno forte voce delle vicende umane; Scrivere in guerra si rivelò una necessità esistenziale. Scrisse Piero Calamandrei, addetto al servizio propaganda durante il conflitto, che: "La posta è il più gran dono che la patria possa fare ai combattenti: perché in quel fascio di lettere che giunge ogni giorno fino alle trincee più avanzate, la patria appare ai soldati non più come idealità impersonale ed astratta, ma come una moltitudine di anime care e di noti volti". È quanto avviene nelle Lettere che anche i soldati Cilentani, inviavano ai propri cari, riportati poi dai giornali dell’epoca con l’enfasi di chi voleva promuovere a tutti i costi quello che poi negli anni seguenti venne definito “il grande massacro”. 


Questo riportava il giornalista A. Sernicola nell’edizione del 4-5 Settembre 1915 su il Mattino riguardo ad alcune missive provenienti dal fronte.

"" Pollica: Dalle seguenti lettere traspare come stiano sollevati con il morale, i nostri soldati e come combattano con coraggio;

Guida Michele, soldato della I° squadriglia di aviazione: Gli aeroplani della mia squadriglia hanno bombardato, con successo, il campo di aviazione nemico, ora stiamo per bombardare Gorizia, impazienti di occupare quei forti e di andare a piantare il nostro tricolore a Trieste. Di là vi scriverò.

Avallone Giovanni, soldato del 63° fanteria. Il mio reggimento è stato premiato con medaglia d’oro, avendo con eroico slancio conquistato la cima della collina del monte Sei Busi. Abbiamo fatto più di 1500 prigionieri. Il nostro nemico è stupito dalla precisione dei tiri della nostra artiglieria. Un sol cannone ha sparato nella sola giornata di oggi mille colpi, immaginate tutto il reggimento. Io sono diventato sordo mi si deve parlare a segni per farmi capire. Prigionieri ne facciamo tanti; parecchi tentano di fuggire, ma noi apriamo il fuoco da sembrare una batteria accellerata e facciamo cadere quei malviventi come le quaglie nel mese di maggio e settembre nel bosco di Santo Mauro. Vari di noi siamo andati volontari di notte sotto le trincee austriache e vi abbiamo tagliato i reticolati intessuti di ferro e di chiodi e frammenti di fili elettrici. Per arrivare abbiamo attraversato tutta la collina che è minata. Con me il valoroso caporal maggiore Musto, che vi ossequia con De Maria, Volpe, Lembo e Schiavo.

 


""Il tenente medico Dottor Giovanni Scarano del 69° ospedaletto da campo. Da noi si ritiene che la guerra durerà molto, si è decisi di andare insino in fondo a fiaccare quei barbari. Ora abbiamo acquistato altro coraggio.

Il caporal furiere Luigi Sorrentini del 242° battaglione M.T. Ala, al fratello Alfonso uff. giudiziario di questa pretura: con maggiore entusiasmo condividere meco gioia, quando vittorioso ritornerò, gridando il fatidico ritornello di Berchet: Va fuori l’Italia… Va fuori che l’ora!. Pensa solo che trovomi in terre che un giorno erano in mano al barbaro, Bevi ai futuri destini d’Italia.""

E sullo stesso giornale, con un trafiletto fondo pagina, si segnala la breve licenza di un altro soldato Cilentano è precisamente di Stella Cilento. "" Oggi è arrivato per breve licenza Lerro Francesco che dopo poco meno venuto dalla Libia, ove per 18 mesi aveva partecipato a ben cinque brillanti combattimenti, fu richiamato per la grande guerra. Fu ferito al piede destro da un proiettile dum-dum il 2 Agosto in un assalto alla baionetta. Il Lerro – conclude il post – anela di ritornare presto al fronte per dare nuove prove del suo valore e noi, insieme al benvenuto,gli facciamo i più sentiti auguri di nuove vittorie.""

 

Fonte: Il Mattino del 4 - 5 Settembre 1915

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