"La politica nell'era di Facebook"

Cilento Reporter - La politica nell'era di Facebook

Aggiornato al 25/Ottobre/2016

Oggi il Web è divenuto un canale privilegiato di comunicazione e marketing e rappresenta un valore aggiunto per qualsiasi azienda ne usufruisca. Quello però che nessuno si  aspettava e che ha stupito negli ultimi tempi è la forte influenza che esso, ha rivelato nel corso delle ultime propagande politiche. Fino a pochi anni fa internet, ma soprattutto i social network venivano considerati dai politici, come semplice folklore, assolutamente inattendibili per valutare il reale andamento degli umori, dei desideri e delle aspirazioni degli elettori. Poi “l’onda anomala” creata da Barack Obama ( il titolo del post fa riferimento al libro sulle elezioni USA del 2008) ha contribuito a rivelare al mondo che le cose stavano cambiando, e che se anche i social media non sono una scienza esatta, di sicuro hanno acquisito una rilevanza sempre maggiore nel costruire un rapporto di dialogo quotidiano e di confronto trasparente con i cittadini, che genera la fiducia necessaria a trasformare un follower in sostenitore politico e poi elettore.

Le scorse elezioni amministrative ed il referendum hanno mostrato, infatti, come la rete sia in grado di influenzarci attraverso i suoi canali, favorire l`aggregazione degli individui e quindi, delle opinioni.

Tra i Comuni del Cilento andati al voto nel 2016, i candidati sindaco, o semplici futuri amministrandi presenti in rete, hanno superato il 51%.

Questo tipo di utilizzo del Web, come mezzo di propaganda a breve termine è estremamente utile ed efficace, molto spesso viene convertito in un servizio ancora più valido che richiede, però, una durata maggiore.

Stiamo parlando dell’uso di internet indipendentemente dalla presenza delle elezioni.

Lo scopo è quello di creare un rapporto costante con i cittadini potenziali elettori.

I vantaggi conseguenti a questo tipo di servizio risultano evidenti se consideriamo il legame che il politico instaura con i propri cittadini/elettori è, come possiamo dire, un “bussare door to door 2.0”.

Ma alle volte i vantaggi possono tramutarsi in svantaggi, con il beneplacito della libertà di dire ciò che voglio. E mi riferisco ai tanti e forse troppi profili di consiglieri, assessori, ex amministratori nascosti dietro ad uno pseudonimo e di qualche sparuto sindaco che, hanno stravolto il proprio profilo sociale, accantonando selfie ed auguri per i vari compleanni, ad una sorta di bacheca nella quale pavoneggiare la propria, a loro dire e dell’entourage di followers, bravura, a discapito della, ahimè, passata/presente amministrazione ma sopratutto del buon senso, o si dissertano in apprezzamenti o invettive varie che avrebbero tranquillamente potuto non condividere con la massa. Per non parlare dei continui attacchi di chi sicuramente non ha votato per te, pronto a vomitarti addosso tutto il suo dissenso ritenendolo una sorta di opposizione virtuale/mediatica, senza accorgersi che è proprio lo status   da non adottare per far emergere il “marciume” o laddove ci fosse, qualche incongruenza. Tutto ciò potrebbe, anzi è deleterio per chi fa e chi riceve.

Come era bella la politica di una volta, fatta per strada, casa per casa o davanti al bar. Oggi si riduce tutto al lumicino di una misera bacheca di facebook, dove amministratori in pectore e non combattono contro i mulini a vento di chi vuole assumere le sembianze di un Don Chisciotte 2.0. Che tristezza – che amenità e  mai questa. Non siate ridicoli, non contribuite a distogliere l’opinione pubblica da quella che è una seria ed onesta partecipazione politica. Non cedete obbligatoriamente al pattume della, a volte, incongruenza mediatica.

Andare al bar, poche volte a dir la verità, del mio paese ed ascoltare che su facebook su “bacheche” fittizie o meno si realizzano vendette o denigrazioni politiche/personali da parte di vincitori e vinti, rende ancora, scusatemi, più vomitevole una pur qualsivoglia partecipazione. Non mi sono mai interessato di politica direttamente nel mio piccolo ed anonimo Comune, avevo pensato di farlo, ma alla luce delle ultime novità social, me ne guardo bene.

Imparate a confrontarvi in mezzo alla gente, mettendoci la faccia, perchè solo così riuscirete a riacquisire un minimo di dignità, in poche parole VERGOGNATEVI vecchie e nuove amministrazioni.

Apporre difese o attacchi in questo modo è il modo più insulso di fare politica, fatelo se non per voi almeno per il bene comune. Certo non vi chiedo di non esprimere le vostre opinioni, in qualsiasi modo vogliate farlo va bene, ma rimpiango le “buie stanze” che potrebbero essere riattivate per far sì che lo scontro, non campanilistico ma di predominante orgoglio egocentrico, avvenga.  

La stragrande maggioranza che ha assistito ai vari comizi, alle varie riunioni politiche tenutesi prima del voto, forse, aveva immaginato diversa la comunicazione del politico “X” puntualmente poi stravolta dalle, a volte, imbecillità promulgate sul proprio profilo o quello altrui.  

 


È noto che talvolta ognuno di noi è più portato a dare credito all’ opinione di un amico fidato, piuttosto che al contenuto di un post, per quanto documentato. È anche vero che il deterioramento che negli ultimi anni della classe politica ha mostrato a livello morale ma soprattutto qualitativo (i democristiani forse rubavano, ma almeno qualcosa di buono lo facevano) autorizza a dar credito a ogni performance che gira sul web.

Dunque si ha tra le mani lo strumento più efficace e insidioso per influenzare punti di vista, idee e anche voti. Questi discorsi sembrano lontani se visti da fuori, dove la manipolazione dei voti avviene ancora con sistemi di ricatti e promesse.

Nonostante ciò, credo che l’evoluzione di questo tipo di strategie sia un nodo da tenere presente, per non ritrovarsi un giorno imbrigliati in un sistema che si muove dicendoci cosa fare con le facce dei nostri amici. Insomma, utilizziamo i social per la comunicazione istituzionale, tralasciando i proclami o invettive, la forza dei media è proprio quella di avvicinarci all’ elettore, farci percepire più prossimo a lui e quindi creare un contatto, un’empatia. 

 

di Alessandro Giordano

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