La strega di Monteserra

Ancora oggi, si narra di un signorotto Cilentano che passando per Monteserra in groppa al suo cavallo, seguito dal suo baldo servitore in groppa ad un asino, con il chiarore della luna piena, scorse in lontananza una fanciulla, che a piedi percorreva la loro stessa strada. Raggiunta, si fermarono chiedendole se avesse bisogno di aiuto o di un passaggio fino al paese più vicino. La fanciulla accettò l’offerta e salì sul cavallo, ma dopo pochi minuti, giunti ad un bivio chiese di scendere da cavallo perché lei avrebbe preso la strada opposta a quella da loro poi percorsa. 

Il signorotto, vista l’ora tarda,  offrì farla accompagnare  a casa dal suo servitore, e questa accettò di buon grado. Così, il cavaliere lasciò la fanciulla nelle buone mani del suo servitore e ripartì verso la sua meta. Ma dopo alcuni minuti udì, provenire dalla boscaglia grida terrificanti quasi lancinanti. L’uomo, dando un forte strattone al cavallo, invertì il cammino lanciando l’animale al galoppo, di fronte a se trovò poi, correndo a più non posso il suo servitore, gridando a squarciagola “la strega, la strega, il diavolo” e facendo segni sconclusionati indicava al suo padrone di fuggire. Il Signorotto non ci pensò due volte, fece salire in groppa al suo destriero l’impaurito servitore e si diedero ad una fuga disperata. Raggiunti il primo paese, si fermarono ed entrati in una locanda, dopo essersi rinfrancati, il cavaliere si accorse che il suo servitore aveva tutti i capelli bianchi.  Vano fu il chiedergli spiegazioni, ma parlando col locandiere del fatto accaduto, questi esclamò : “Non vi è fanciulla in loco, nel raggio di diverse decine di chilometri, che abbia il coraggio di uscire di notte.

L’unica donna che può girare a quest’ora è forse la strega di Monteserra, ma questa nella maggioranza dei casi appare nelle vesti di una vecchietta. Ma cosa è capitato al suo servitore? – continuò il locandiere  - “Questo non lo so…, - rispose il signore -  ma posso dirle che…” e raccontò ad egli l’accaduto. Frattanto il servitore, balbettando, chiese se avessero potuto passare lì la notte e così fu.  Il poverino, però, a causa di una forte febbre passò la notte insonne, delirando fino all’alba. Il mattino seguente, il cavaliere, in compagnia dell’oste tornò sulla strada percorsa durante la notte, e al limitare del bosco in una radura quasi nascosta, scorsero una sagoma nera adagiata sul terreno. Paurosi ma con gran coraggio si avvicinarono constatando che la sagoma non era altro che l’asino del servitore, sventrato ne restava solo la pelle ma non era lacerata, senza una ferita, né vi era traccia di perdita di sangue. Fatto alquanto strano, pensarono, ma furono distolti da una risata agghiacciante che si udì provenire dalla boscaglia. I due guardandosi in viso, montarono ognuno sul proprio cavallo fuggendo.


Ebbero per tutto il tragitto l’impressione di essere seguiti, ma non si voltarono di sicuro per sincerarsene. Giunti alla locanda, la moglie del locandiere disse di averli scorti a distanza, mentre venivano inseguiti da una figura femminile, ricoperta di drappi di stoffa, quasi un’immagine eterea, che sembrava tallonarli senza alcuno sforzo, senza poggiare i piedi per terra, scomparsa nel momento in cui avevano lasciato il sentiero principale ed ella si era fatta la croce e posta in preghiera per i due fuggitivi.  A metà mattinata, poi,  fu interrogato anche il servitore che per fortuna si era ripreso, e a stento, confusamente riuscì a spiegare che dopo aver caricato sul suo asino la fanciulla affidatagli, questa aveva assunto le sembianze di un’anziana donna.


Dapprima, disse, di non averci fatto molto caso, pensando ad un gioco di ombre e della luce riflessa dalla luna continuando  il cammino, ma all’improvviso con un ordine secco e delle parole strane ma ben precise, la megera,  aveva fatto fermare l’asino, chiamato a sé un giovine,comparso all’improvviso sulla strada , aiutando la vecchia a scenderedall'animale. E fu così che la Janara aveva puntato un dito verso lo sfortunato accompagnatore e lanciato un fulmine di color verde, colpendo però l’asino che, disarcionando il proprio cavaliere si era frapposto fra i due.

In quel momento aveva visto la povera bestia afflosciarsi a terra senza vita e sgonfiarsi come una vescica.

Quando ero ragazzino, all’età di 13 anni, mi accinsi a fare una raccolta di canzoni cilentane insieme al mio amico zì Cicco, ne raccogliemmo circa 2000, e una vecchietta del Paese, zì Carmelia, mi diede un quaderno scritto dal suocero, nel quale oltre ad essere riportate alcune  canzoni Cilentane vi erano raccolti alcuni "cunti" della strega di Monteserra.

Si narrava di una Janara vissuta in quella zona a metà del 700 e di eventi misteriosi accaduti in quel luogo. 

Ricordo ben chiaro solo alcuni episodi come quello appena raccontato (avevo troppa paura a leggerli a quell’età)  o come quello che mi accingo a raccontarvi:   

Era l’alba di un  giorno estivo e il padre dello scrittore era “parzonaro” (mezzadro) della famiglia di Aurelio Santoro di Orria. Si era recato in località Monteserra a mungere le vacche che la sera precedente aveva lasciato al pascolo. - La mungitura era terminata e da solo doveva sollevare un grosso recipiente per metterlo sul carroccio, non vi riusciva e si dice che esclamasse: “Santo riavolo ramme na'mano!” ed è  in quel preciso istante che compare una vecchietta, la quale  ridacchiando si avvicinò all’uomo e gli fece una proposta: “dammi una ciotola di latte, al fin che mi disseti, ed io ordinerò al mio servitore di aiutarti …” - L’uomo si guardò intorno non vi era nessuno, solo lui e la vecchietta. Pensò “quale servitore?”, ma mosso a pietà dalla donna, prese la ciotola che la vecchia gli porgeva, e intingendola nel latte offrì a lei bevanda. - Questa bevve, e ringraziando l’uomo aprì un libro pronunciando alcune strane parole. Di un tratto comparve un giovane di bell’aspetto che rivolto alla signora esclamò “comandi !” - La Janara ordinò al giovane di mettere sul carro il contenitore del latte, e lui ubbidì. - In quel momento il mezzadro si accorse che il giovane  aveva solo tre dita, e che i suoi piedi erano a forma di zoccoli di caprone. Il malcapitato, accortosi di ciò, facendosi il segno di croce implorò l’aiuto divino e di tutti i santi, e all’improvviso scomparvero sia la vecchietta che il giovane.

 

di Basilio Santòcrile

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