Il turismo come rinascita.

Sviluppo turistico questa la frase sempre al centro del dibattito politico  e non solo. Visto l’approssimarsi della stagione estiva che vede la riapertura di numerosi esercizi commerciali (alberghi, bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie….) mantenere il Cilento più bello  e più verde e conseguentemente più attraente dal punto di vista della visibilità avrebbe un impulso nettamente positivo per tutte quelle persone che si prefiggono come meta il nostro territorio.

D’altronde “anche l’occhio vuole la sua parte”.

Già il solo affrontare la marcia di avvicinamento a queste terre è una difficoltà non da poco, anche se gli scorci durante il “corteo” appagano il turista che tenta l’approdo.

Sviluppo  turistico, credo che sia una parola poco consona alla mia terra e che alle volte, quasi sempre,  è un viatico per chi poco attento alle esigenze del territorio ma molto consapevole delle sue,  pronuncia con notevole facilità ma senza conoscerne il valore .

Certo negli ultimi anni, qualcosa è stato fatto dal punto di vista ricettivo ma ci siamo fermati a quello e non poteva essere altrimenti visto che gli alberghi,  B&B, agriturismi ecc.. sono demandati al “governo” del singolo che con le proprie forze o magari attingendo a fondi Europei o Regionali cerca di imbastire qualcosa  per rendere il territorio più accogliente.

Le Amministrazioni latitano o e anche colpa nostra?

Se fossimo coscienti del patrimonio di bellezza che ci circonda non lasceremmo la spazzatura nelle aiuole, ai margini delle strade, non sopporteremmo che venisse deturpato un paesaggio, ci batteremmo perché i nostri amministratori spendessero i soldi nel modo giusto e non per loro immediato tornaconto , denunceremmo casomai il lestofante che affitta il garage o la cantina alla famigliola che si indebita per le vacanze in Cilento o lo “sprovveduto” che non si accorge di costruire delle unità abitative in zone di pregio del Cilento (vedi Agnone)  o negli alvei dei torrenti (vedi Pioppi porto del fico)… se apprezzassimo il bello. 

 

 

 

Perché non lo capiamo? Forse perché questa che ci circonda non è la bellezza che c’interessa?! 

Ci siamo nati, vissuti, è naturale che quel paesaggio stia lì. Viceversa è quello che non abbiamo e ci sbandierano come la felicità che c’intriga, che è bello: è il modello globalizzato quello che vogliamo? Vogliamo i centri commerciali, gli stadi, i multisala, i grandi parcheggi e i supermercati con l’aria condizionata e con tutto standardizzato.  Possiamo e dobbiamo accorgerci di quello che abbiamo sotto gli occhi e dargli valore. Succede in tutti i posti del mondo: accanto alla globalizzazione cresce sempre più forte la valorizzazione della propria identità locale. Identità locale che non può essere assoggettata solo ed esclusivamente ad un evento che nel Cilento, nei periodi estivi, è predominante: la Sagra Paesana,  è riduttivo.

Sono consapevole che molte vengono organizzate in virtù dell’ abbinare la buona tavola alle bellezze del luogo e mi conforta, molte altre, però, vengono programmate solo per una poco corretta convenienza  economica . 

 


È abbastanza comune e diffusa l’abitudine di imputare ad altri le cause dei propri problemi, evitando così di assumersi qualsiasi responsabilità e lasciando poco spazio all’autocritica. La mancanza di competitività turistica infatti è senz’altro responsabilità di tutti, aziende, amministrazioni, associazioni di categorie e singoli individui.

Le risorse presenti non sono mai state trasformate in prodotti turistici perché non si è mai sentita la necessità di stimolare ed attirare i turisti sul territorio. I viaggiatori infatti sono sempre arrivati, quasi sempre,  in modo autonomo. Tuttavia, la domanda oggi è profondamente cambiata mentre le proposte e i prodotti offerti continuano ad essere sempre gli stessi: non hanno valenza esperienziale, non sono presenti o lo sono molto poco in rete e sui social media, non sono destagionalizzanti e soprattutto non sono promo commercializzati.

Le imprese e gli operatori turistici devono confrontarsi con il mercato attuale, altamente competitivo, e sicuramente non possono farlo con la visione, le abitudini e le attitudini del passato. Bisogna infatti ricordarsi che i tempi sono cambiati e che è necessario adottare nuovi modelli.

Ma quali sono le criticità principali e trasversali che affliggono il turismo? Lo studio voluto da Federturismo, ‘Turismo: una rinascita competitiva, la visione delle imprese‘, andando oltre alle tradizionali analisi, ne ha individuate quattro.

La prima riguarda fondamentalmente il prodotto e la sua costruzione: si tratta di un problema che in generale è comune a tutte le aziende turistiche italiane.

Altro aspetto è la questione della governance: l’organizzazione turistica italiana è infatti caotica, disomogenea e poco attenta ai bisogni delle imprese, con un approccio fortemente burocratico, non in linea con la domanda e il mercato turistico attuale.

Terzo aspetto è la carenza di reali politiche di gestione e sviluppo turistico così come di destination management. L’ultimo è una carenza trasversale che riguarda la mancanza di strategie a lungo termine, il ridotto sfruttamento del web e dei social media, ma soprattutto la scarsa promo - commercializzazione e promozione dell’offerta integrata con la destinazione.

Il  rilancio del turismo come rinascita del territorio.

Per la casse dei Comuni, ma anche come opportunità lavorativa, soprattutto per i più giovani.

Queste ed altre visioni del fare turismo in terra del Cilento dovremmo cambiare se avremmo davvero voglia di sviluppo turistico, magari iniziando da una cosa così semplice come le indicazioni stradali.

Il mio rammarico, a volte, è  ironizzare su certe rotonde delle strade Cilentane, rotonde che non portano da nessuna parte, rotonde che vedono automobili di turisti volenterosi girare in tondo senza trovare l’indicazione che cercano.

 

di: Alessandro Giordano

 

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