"Questi fantasmi"

Eduardo De Filippo ha scritto “Questi fantasmi!” nel 1945, in pieno dopoguerra, intendendo rappresentare tutte le incertezze e paure di un Paese distrutto che deve ricominciare da capo una nuova vita. Racconta Eduardo "ho dichiarato sempre che si tratta di una tragedia moderna perché c'è la capitolazione di tutti i sentimenti, la distruzione di tutti i poteri morali di questa nostra “Civiltà”. Insomma, è il momento di sbandamento del dopoguerra che ha rivoluzionato poi tutto. I fantasmi, chi sono? … Io dico che i fantasmi siamo noi, lo siamo quando non vogliamo credere che una realtà ci annienta, anzi ci schiaccia, ne consegue che per salvare la faccia crediamo in tutto quello che può illudere”. Eduardo lo fa dire a chiare note al protagonista con la sua battuta alla fine del secondo atto: “Niente, professore… non è niente, i fantasmi non esistono, li abbiamo inventati noi; siamo noi i fantasmi!".

E di storie sugli spiriti o fantasmi qualsivoglia ce ne sono tante, esse derivano in una buona parte da auto-suggestione o  anche dall'interpretazione errata di avvenimenti magari tramite il passaparola, ottimo  metodo per contagiare le proprie informazioni  in maniera gratuita tanto  che ogni persona ne  possa plasmare  l'avvenimento, inserendo in esso particolari “mirabolanti” rendendoli così  ancora più affascinanti.

Anche io, come credo tanti di voi da piccolo, ma anche con la maggiore età mi sono imbattuto in storie di fantasmi o spiritelli, come quella del “munaciello” già raccontatovi in un precedente post e certo non mi sono fatto mancare l’avvistamento di una figura spettrale a casa mia che mi ha regalato per anni notti insonne.

Le storie o chiamiamole pure leggende che ho raccolto e delle quali non riuscirò mai a certificarne la veridicità sono frutto in parte della tradizione locale in parte della voglia di credere che un altro mondo oltre la vita esista.

 

Iniziamo con  il racconto di  una comitiva di ragazzi provenienti dal napoletano che qualche anno fa,durante un falò sulla spiaggia di Trentova, ad Agropoli, avrebbero avvistato, dopo uno strano increspamento dell’acqua una sagoma che dagli scogli si incamminava verso la comitiva. Questa notizia, riportata poi da vari giornali locali, accompagnò alla mente una storia risalente a nove anni prima, quando fu ritrovata sul cemento del costruendo  lido balneare, un'impronta del piede di una bambina.

 Allora si parlò di fenomeno paranormale e nel tempo si sono susseguiti racconti dal sapore fantastico tra le coppie di innamorati che di sera o di notte erano soliti appartarsi su quella spiaggia.

O la storia del fantasma della spiaggia di Lentiscelle a Marina di Camerota.

Qui si narra che  lo spirito di una giovane donna, irrequieta e ansiosa, si aggira  correndo sulla battigia soprattutto durante le notti di luna piena. C’è chi sostiene di aver visto sfrecciare il fantasma, in lacrime, dal cimitero al mare.

 


Chi giura di aver notato un velo bianco volare lungo la staccionata di legno che delimita la spiaggia. E’ possibile che ci sia un parallelismo con la storia di una ragazza del 1700  giovane sposa che per motivi di gelosia, orgoglio e onore fu ammazzata dal suo fidanzato, suo futuro sposo. Il corpo della donzella fu scaraventato nello strapiombo ai piedi di  palazzo Serra, e da quel momento una triste ed eterea figura si aggira maledetta per le stanze della costruzione rinascimentale e nella vallata sottostante.

Ma anche il Vallo di Diano ha qualche piccola storia da tramandare.

Si narra che a Prato Perillo - frazione di Teggiano -   in una casa alle 2 di ogni notte, una luce rossa fissa abbagli i passanti  che transitano in quel luogo non facendo mancare alcuni rumori sinistri .

O la leggenda che racconta che fra le date del 30 e 31 Ottobre di ogni anno , a Teggiano,  alla mezzanotte , secondo alcuni, è possibile notare per le stradine interne del centro storico "le carrare", la processione dei defunti che prima di passare nell'aldilà eseguono una marcia nelle viuzzole, pregando, cantando e lamentandosi.  

Mentre a Sala Consilina, nella vecchia cava abbandonata ci sono “Li Munacieddi “ovvero bambini morti non battezzati che si aggirano spaventando chi si trova di lì a passare. Ed ai quali non  bisogna mostrare il pollice o  il mignolo , poichè gli spiritelli li tagliano e a chi ha l’ardire di privarli  del loro copricapo regalano enormi ricchezze.

Esistono i fantasmi?  Storicamente e geograficamente, “sì” è la risposta di gran parte dell’umanità. I racconti di persone che hanno visto, sentito o percepito esseri incorporei e spettrali agire in modi misteriosi e terrificanti sono di portata quasi universale nel campo dell’esperienza umana, ma è bello anche solo pensare che non tutte le storie siano vere e che possano ancora oggi allietare,  ma rendere anche alcuni notti insonni, le generazioni future.

 

di Alessandro Giordano

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