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Il Cilento "Extraurbano"

Cilento Reporter - Cilento extraurbano
Inaugurazione Servizio Autobus Omignano - Sessa - Agropoli 1913

Non è cambiata molto la viabilità del Cilento dal giorno in cui, ormai un trentennio fa, mi accingevo a coprire quei 30 chilometri che separavano casa mia dall’Istituto di Vallo in cui poi mi sono diplomato.

Mi ricordo che uscivo di casa alle 7 per poi farne ritorno alle 15, neanche se avessi lavorato in miniera ed avessi preso il trenino su rotaie che mi portava alla falda aurifera.

Il percorso era Sessa Cilento - Vallo della Lucania, alla mia epoca, per chi è del luogo, si attraversava, dopo un saliscendi da far invidia alle montagne russe , l’abitato di Pattano, per arrivare davanti al portone di Scuola un po’ prima del suono della campanella e decidere se entrare o meno; ma questa è un'altra storia. Il ritorno, partenza 13 e 30, percorrevamo a ritroso la stessa strada ed a casa arrivavo, io dicevo già digerito, alle 15.

Un calvario,  se non fosse stato per il “sintomo” di gioventù e la spensieratezza sempre della stessa.

 

Comprendevo e sapevo però,  che alcuni dei miei compagni di Scuola, viaggiavano in condizioni peggiori, abitavano ad Alfano, Rodio, Pisciotta, Piaggine, Laurino, Laurito ecc, posti del Cilento bellissimi, ma ahimè al solo pensiero di arrivarci, come si dice: “guardo dietro e mi consolo”.

Ho poca memoria dello stato viario, non ricordo particolari scossoni ma la tortuosità del percorso si, quella me la ricordo che sommata poi in alcuni giorni ai problemi scolastici era un calvario.

Da allora, non è cambiato molto, si forse il percorso è diventato più corto, alcune infrastrutture sono state, almeno sulla carta, ammodernate o create, è il sistema trasporto pubblico, almeno per i paesini dell’interno,  che è restato uguale, anzi posso permettermi di dire: peggiorato.

La fortuna volle, a quel tempo, che non vi fossero corsi pomeridiani o serali da seguire se no mi sarei ritrovato a pernottare in qualche anfratto. Ecco una altra sconfitta del nostro territorio, il sistema di trasporto pubblico.

Conosco una collaboratrice scolastica, ormai in età quasi di pensione, vedova con figli lontano da lei, che per raggiungere il suo plesso scolastico vicino Salerno, da un paesino dell’entroterra Cilentano deve scendere dal letto alle 4 del mattino per arrivare un po’ prima di premere il pulsante della campanella per poi, se fortunata, rientrare a casa verso le 18.

Ma il problema grave è quando la poverina deve obbligatoriamente proseguire la sua attività anche fino al tardo pomeriggio, allora lì son dolori, soprattutto lombari visto che dovrà adagiarsi, a fine lavoro, su di una brandina di emergenza nel plesso scolastico ed aspettare lì l’arrivo del nuovo giorno, perché dopo una certa ora raggiungere il Cilento in autobus, soprattutto per chi non ha possibilità in autonomia di farlo, è un’impresa atavica.

Lo dicevo prima, 30 anni fa uguali ad oggi, non è cambiato nulla, pochi sono i centri abitati dove vi è la possibilità di salire su di un autobus e raggiungere la meta in orari diversi da quelli scolastici o mattutini. Certo oggi in ogni famiglia ci sono 2/3 macchine a disposizione, ma chi non c’è l’ha? Come deve arrangiarsi? A quali Santi votarsi? Discutendo con un addetto del settore, quantificava, in poche migliaia di euro, il beneficio che le imprese di autotrasporto locale raccogliessero, nelle varie ore della giornata, vista l'esiguità del pubblico pagante e vagante; continuava dicendomi che la Regione paga troppo poco per ogni singolo chilometro percorso, "nui n’ge iamm’a perde” e chi se ne frega, dico io, del lavoratore, dello studente, dell’anziano che deve tornare a casa, a meno che non lo pesiamo ed il biglietto varrà tanto oro quanto pesa!!  Mi sento dire che potrebbe essere una buona idea, che i costi di gestione sono troppo alti e che “ a’rà ringrazia Dio sì n’cè simo ancora”.


Certo la crisi,...... c'è di mezzo anche la crisi che impone altre lacrime e sangue da versare per i posti di lavoro di questo settore in discesa. Il taglio e la Cig viaggiano sul 20 - 30%, questo dovuto sempre, a dire del mio interlocutore, a mancati entroiti o ripianamento dei debiti, di queste aziende che per anni hanno vantato ma mai ricevuto, o se è stato versato con notevoli ritardi, il rimborso chilometrico,  da parte della Regione Campania. Ecco perché alcune, se non tutte le autolinee del territorio ripiegano con corse di tipo turistico (viaggi,gite ecc..) o linee a lunga percorrenza extra-regionali (Roma - Firenze - Siena - Bologna). Assolutamente sono d’accordo con chi mi dice che il trasporto locale nei nostri paesini non puo' essere paragonato ad un servizio pubblico di una città di grandi o medie dimensioni, lo capisco, forse gestire un qualche cosa di piccolo e controproducente ed economicamente fallimentare, fin qui ci arrivo, ma il mio pensiero va alle tante persone, come la signora che descrivevo, ai tanti pensionati che puntualmente si recano ad un non certo vicino Ufficio Postale zonale, a coloro che devono chiedere favori in giro, pagando naturalmente,  per farsi portare a fare le analisi o i controlli di routine ed a me che una volta in là con l’età resterò confinato nel mio paesello. Ma “che vvuo’fa nun è cosa, si a Regione ce rà ati soldi… a disposizione”


Questo la mera giustificazione del terzo millennio. Che 30 anni fa io pensassi di poter raggiungere un qualsiasi posto del Cilento in astronave, beh mi sembrava come adesso una favola, ma che tra 30 anni possa cercare aiuto in qualcuno che mi porti fino a…. mi sembra una barzelletta.