Pioppi - Comune di Pollica

Pioppi, località turistica nel Comune di Pollica. 

Mare cristallino, pluripremiato con la "Bandiera Blu".

Non tutti sanno che: 

Infatti il litorale di Pioppi era uno dei cosiddetti "porti velini", rientrando esso nel territorio della "kora" di Velia, cioè della regione che aveva come suo centro la polis elièa , cioè la città di Elea.

Stando a quanto narra Strabone , il territorio di Elea comprendeva la fascia costiera dall'isola di Licosa fino al promontorio di Palinuro, mentre all'interno, per difendersi dai bellicosi Lucani, i Velini avevano fortificato le alture di Castelluccio (Pisciotta), Catona , Nobe (Novi Velia), Civitella (Moio), Gioi, Monte della Stella e Carpinina (Perdifumo).

Lungo la costa vi erano numerosi approdi naturali all'interno di profonde insenature e alla foce dei fiumi, che consentivano l'ancoraggio a grosse barche e, durante i mesi invernali quando non si navigava, permettevano lo scariu , cioè offrivano la possibilità di tirarle in secco, al sicuro dai marosi.

Uno di questi "portus", come in epoca romana erano chiamati tali approdi, era quello di Pioppi, che nel Medioevo venne detto del Fico e di S. Maria dei Pioppi .

Esso era costituito dall'ampia insenatura a nord-est della Punta del Fico, alla foce del torrente Mortelle che, nel suo corso alto porta ancora il nome di Vallone del Fico . 

Il fiume, oggi a carattere torrentizio, a giudicare dall'ampiezza del letto nel suo corso terminale, doveva essere un tempo ricco di acqua in quanto convogliava quelle dei piccoli ma numerosi affluenti che venivano giù dalle colline circostanti, e sulla foce aveva creato un ampio arenile, oggi in gran parte occupato da coltivazioni, ma in epoca medievale ricco di pioppi.

L'insenatura antistante era ben riparata dai venti di Ponente-Libeccio, Ponente-Maestro e Tramontana-Maestro in quanto gli scogli che costituiscono il prolungamento naturale della Punta del Fico, oggi solo affioranti, un tempo erano emersi e si stendevano quasi fino alla cosiddetta "Secca del bue Marino", qualche centinaio di metri al largo.

E' nota, infatti, e ampiamente studiata, l'azione del bradisismo positivo che, secondo gli studi fatti da geofisici, avrebbe interessato "tutte le coste dell'Italia meridionale dall'epoca della colonizzazione greca fino al XVIII secolo... che ha portato, con l'abbassarsi della tettonica della regione, il mare a penetrare più profondamente nelle terre.


Il fenomeno, poi a partire dallo stesso XVIII secolo, si sarebbe tramutato nel processo inverso; questo però non avrebbe restituito al territorio, ad oggi, né quei valori altimetrici rispetto al mare né l'estensione litoranea che esso possedeva all'epoca della venuta dei greci "

Sui declivi adiacenti, verosimilmente, fin dai tempi della colonizzazione di Velia, dovette svilupparsi la primitiva vita di un villaggio di pescatori e artigiani la cui attività era connessa con l'ancoraggio, lo scariu e la riparazione delle imbarcazioni.

Da una testimonianza scritta della fine del secolo scorso apprendiamo che al largo della spiaggia di Pioppi vi fu rinvenuto un grosso anello inserito in una colonna di piperno, come quelli usati per legarvi le gomene delle imbarcazioni all'attracco; mentre testimonianze orali parlano di muri di contenimento realizzati con grossi blocchi lungo il torrente Mortelle, riciclati poi per la costruzione del ponte e di recente come fondamenta per qualche abitazione.

L'esistenza nella località di un porto di una certa importanza, la lasciano intendere anche alcuni autori classici. Il brano più completo è di Appiano il quale narra di una brutta avventura accorsa ad Ottaviano, il quale nella primavera del 36 a.C., partito da Pozzuoli alla vota della Sicilia, fu sorpreso da una tempesta e fece a tempo a rifugiarsi in questo porto, salvando in parte la flotta.

 

Credits: Cilento Cultura.it


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