La politica è morta.

Iniziano gli spot elettorali, feste, festini, inaugurazioni, promesse che non tarderanno ad essere  inevase, lavori appaltati a dismisura come se tutto ad un tratto il bancomat si fosse rotto e giù, piovono centinaia di migliaia di euro fino al giorno prima rintanati chissà dove, inizio a vedere pure un po’ di gente in giro e le strette di mano …aiòòòò, direbbe un mio amico sardo, abbondano, non ci facciamo mancare proprio nulla, l’odore di fritto misto è nell’aria, ma, scrivendo con eufemismo, l’olio con il quale si frigge sa di rancido ed io, di gridare “viva Tizio, viva Caio”, proprio non me la sento.

Non me la sento perché percepisco il cambio di rotta della politica verso una non politica fatta di personalismi, piccole ambizioni e totale assenza di visione. Un ventennio fa, sarebbero bastate le elezioni, come orizzonte, invece anche quello pare essere un “vaste programme”. Per le prossime generazioni, come diceva qualcuno, si stanno attrezzando.

Ma con calma, non c’è fretta.

Oggi, ne sono certo, non è così. Le persone sono cambiate, la politica è cambiata. Lo si dice quasi sempre per chi canta “cantano cani e porci”, ossia tutti assoggettati nel fare politica attiva anche quando non si hanno le idee chiare o non si sa esporre nemmeno il proprio pensiero, però: <<sai chiro me porta ‘na caterba re voti se non sa mettere un pensiero dietro l’altro pacienza è nu’bbuono uaglione so i voti ca’fanno numero>>, questo l’elemento predominante, I Numeri.

Numeri che sono ed erano importanti, certo, ma la predominanza era fatta soprattutto dalle persone che non obbligatoriamente erano i “Signori” del paese ma anche e soprattutto coloro che sapevano esporre, mettere in campo le proprie idee, il proprio pensiero. Oggi il candidato è un numero o meglio la fabbrica dei … .

Amorfo, ameba, semplice esecutore dell’altrui pensiero, un sicuro perdente anche se vittorioso nella tornata elettorale, uno che alla fine della legislazione resterà sono negli annali dell’istituzione e ricordato per non aver fatto nulla.

Ma il poverino non poteva fare nulla !!?? Era come diceva Totò un numero della “somma che fa il totale”. 


Ecco perché dico che la politica  è morta.

E’ ormai una “disfunzione” organica negli avvicendamenti politici di ogni singola amministrazione locale. Signori miei la battaglia è persa, bisogna ammetterlo, ma non è detto si tratti di una condizione duratura, anzi.

Mi auguro, ne sono certo, le generazioni future potranno, sapranno far meglio.

Sono già culturalmente più avanzate rispetto a sei anni fa, riescono ad esprimersi ed a realizzare le proprie idee, bisogna solo inculcargli che, oggi, fare politica è per il bene comune e non per un singolo tornaconto.

Appartenere ad una fazione politica/partitica non è il solo atteggiarsi quando ti dicono << Sei stato scelto>>, ma crederci! Credere e scegliere di far parte di un programma progressista e realizzabile per la comunità e non farne parte solo per l’ambizione di esserci.

Ho sempre creduto in una platea politica ampia, culturalmente orgogliosa e non subalterna alla politica dell’avere.

Prendo atto che questa aspirazione è oggi irrealizzabile e che continuare a sbattere la testa contro il muro è dannoso, per me e per il muro. 

 

di Alessandro Giordano

          23 gennaio 2016 | 14:42

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