· 

Il vulcano sommerso Marsili.

Sette vulcani sommersi, finora sconosciuti, sono stati scoperti nel Mar Tirreno meridionale, fanno parte di una catena più ampia che comprende 15 vulcani in totale. È una struttura lineare di circa 90 chilometri di lunghezza e 20 chilometri di larghezza e si sviluppa in direzione Est-Ovest. Ecco la ricostruzione 3D dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.  LEGGI IL COMUNICATO

Aggiornato al 14 Novembre 2017

Il Festival Segreti d’Autore, oltre ad essere stato ottimo cibo per chi, affamato di arte e cultura, lo ha frequentato,  è stato anche un buon viatico per mettere in risalto alcune problematiche presenti sul territorio del Parco del Cilento, da sempre considerato a rischio frane ed erosione della fascia costiera.

Questo ha evidenziato il geologo Dott. Maurizio Bonadies nel suo breve intervento tenuto nell’ambito di una delle tante serate festivaliere.

Il geologo, oltre ad averci ricordato gli  indicatori di pericolo per frane e alluvioni, ha evidenziato come il rischio idrogeologico dipenda  da fenomeni connessi con la natura del territorio, ovvero dalla geologia e geomorfologia dei terreni e dei pendii e come l’uomo influenzi a 360° la natura, aumentando così, il rischio idrogeologico in relazione a quelle attività umane che prevedono la modificazione del territorio come i disboscamenti, la costrizione in ambienti cementificati di alvei fluviali e la captazione di grosse quantità idriche dalle varie sorgenti del territorio che impediscono la sedimentazione e la innaturale,poi,  erosione delle coste. Nel corso dell’intervento, il dott. Bonadies, ha sottolineato come un altro rischio sia nel “paniere “ di questo territorio. Senza alcun allarmismo, ha messo in evidenza come il mare tirreno, su cui il Cilento si affaccia, sia a rischio maremoto con annesso tsunami, evento che potrebbe essere scatenato da eruzioni vulcaniche sottomarine.


La mappa dei vulcani nel Mare Tirreno
La mappa dei vulcani nel Mare Tirreno

Il Monte Marsili, il Vavilov, il Magnaghi e il Palinuro sono tutti vulcani sottomarini che riposano, senza qualche piccolo scossone, sotto le acque tirreniche. Tra questi, il Monte Marsili ed il Palinuro in particolare sono quelli su cui oggi sono puntati gli occhi preoccupati dei geologi. Le conseguenze sono difficilmente prevedibili ma in un’eventuale risveglio i tempi per correre ai ripari sarebbero davvero minimi, non si supererebbero i 20 minuti. In assenza di un campanello di allarme è più difficile fronteggiare uno tsunami e prepararsi per tempo all’incorrere della catastrofe. Il geologo Bonadies, continua, evidenziando  come questa eventualità venga non monitorata dagli enti preposti che si sono, al momento, solo ed esclusivamente limitati ad effettuare una “prova di evacuazione” nell’ormai lontano 2013 e che nessuna rete di prevenzione o allerta esista, come già accade per un altro mare a rischio tsunami, l’oceano pacifico, dove già nel 1946 si studiò una rete di allarme preventiva ed è oggi più che mai attiva con oltre 100 stazioni che misurano le variazioni del livello marino.

In linea d’aria, il Vulcano Palinuro, è lontano da noi solo 70km e qualche anno fa, ha provocato alcuni piccoli “tremolii” Leggevo che, un pò di anni fa, fa una barca di piccola stazza al largo di Palinuro, durante una battuta di pesca notturna, venne capovolta da una non meglio identificata onda anomala che provocò la morte di uno degli occupanti del natante ma nessuno volle credere alla concausa di un mini tsunami provocato da un languido risveglio vulcanico.

Ancora, nel 2011 il prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II, lanciò un allarme, premettendo che  non bisognava, però,  lasciarsi prendere dal panico, anzi, "bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali" come spiega lo stesso geologo in uno studio approfondito pubblicato su meteoweb.eu , con cui collabora.

La chiave di tutto sta nelle isole Eolie che potrebbero svolgere il ruolo di "sentinelle" e annunciare con netto anticipo l'arrivo dell'onda di maremoto: "Uno studio che ho avviato - spiega Ortolani - dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota , ha evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept - University of Bologna and National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) - Rome) negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane. I risultati della ricerca eseguita con la collaborazione di Silvana Pagliuca del CNR, sono stati presentati al Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Firenze nell’agosto 2004. Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare. L’evento anomalo ha determinato seri danni ai manufatti più vicini al mare e ha provocato il ferimento di alcune persone; esso si è avvertito lungo la costa siciliana nella zona di Milazzo e in quella campana nel porto di Marina di Camerota.

 

Il maremoto è stato innescato da una frana sottomarina. E’ evidente che se l’onda anomala del 30 dicembre 2002 si fosse verificata 4-5 mesi prima (o dopo), durante la stagione estiva, i danni lungo le coste frequentate da migliaia di bagnanti, specialmente alle persone, sarebbero stati molto gravi. Gli eventi, elencati nel catalogo dei maremoti italiani riportato sul sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sono stati analizzati per individuarne le cause, ricostruire le aree interessate dai vari movimenti anomali del mare al fine di delimitare le zone costiere a rischio da tsunami e analizzare le disposizioni attuali per prevenire i danni. Un dato preoccupante è rappresentato dalla evidenza che ben 18 tsunami del passato (di diversa importanza) sono avvenuti nei mesi estivi che oggi costituiscono il classico periodo balneare caratterizzato da centinaia di migliaia di persone distribuite lungo le coste e le spiagge. E’ evidente che l’attuale spinta urbanizzazione e frequentazione estiva delle aree costiere renderebbe notevolmente più grave l’impatto di eventi simili a quelli storici. Le aree interessate sono le seguenti: Liguria (14 eventi); Stretto di Messina- Sicilia Orientale-Calabria meridionale tirrenica- Isole Eolie (23 eventi); Adriatico (10 eventi); Golfo di Napoli (10 eventi); Toscana (3 eventi); Sicilia settentrionale (2 eventi); Sicilia meridionale (2 eventi); Calabria settentrionale ionica (1 evento); Lazio (1 evento). La massima altezza che l’acqua marina ha raggiunto invadendo l’area emersa (Runup) è stata valutata tra 6 e 15 m (si ricordi che lo tsunami del 26 dicembre 2004 verificatosi in Indonesia determino runup massimo di alcune decine di metri di altezza)".

"La correlazione - prosegue Ortolani - intervistato dal sito on-line meteoweb.eu - tra movimenti anomali del mare, eventi sismici, ubicazione delle strutture sismogenetiche ha consentito di individuare le seguenti cause dei maremoti italiani: terremoti generati da strutture sismogenetiche che interessano in parte l’area costiera emersa e sommersa (Calabria, Sicilia orientale, Gargano, Ancona); grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti ed eruzioni; grandi frane costiere subaeree; accumulo antropogenico di terreno di riporto sul ciglio della scarpata continentale. La ricerca ha evidenziato che il maggior numero di eventi è stato provocato da grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti avvenuti anche in aree distanti dalla costa. I fenomeni più gravi si sono verificati nel Tirreno Meridionale-Stretto di Messina-Sicilia Orientale. Il maremoto più disastroso, paragonabile per numero di vittime a quello avvenuto il 26 dicembre nel Sud Est Asiatico, nel Golfo del Bengala, è quello che si verificò circa 10 minuti dopo il sisma del 1908 che distrusse Reggio Calabria e Messina provocando decine di migliaia di morti. Lo studio aveva evidenziato fin dal 2005 che il maremoto del 1908 non fu provocato direttamente dal sisma, come si riteneva, ma da una grande frana sottomarina, verificatasi nello Stretto di Messina a sud di Reggio Calabria, che fu innescata dallo scuotimento sismico. Il dato preoccupante che si porge all’attenzione dei cittadini e dei rappresentanti delle istituzioni è che le aree costiere italiane a rischio da tsunami, già individuate con vari studi, ancora non sono tutelate da interventi strutturali preventivi né da attive misure di monitoraggio, di didattica e protezione civile. La ricerca espletata nelle aree più colpite dai maremoti del passato ha messo in luce che se si ripetesse oggi un evento simile durante il periodo balneare si registrerebbero scene drammatiche e luttuose simili a quelle verificatesi nel sud est asiatico durante il disastroso evento del 26 dicembre 2004. Il rischio da tsunami non è nemmeno preso in considerazione nei piani stralcio per la difesa dal rischio idrogeologico. E’ evidente che bisogna recuperare il tempo perso e attivare idonei interventi di prevenzione al fine di preparare le aree costiere e la popolazione ad affrontare il rischio ambientale derivante da potenziali maremoti. Alla luce dei risultati dello studio si evince l’importanza di elaborare linee guida per la valutazione del rischio da onda anomala delle aree costiere e dell’impatto ambientale sulle infrastrutture di notevole rilevanza (aereoporti, porti, centrali elettriche, impianti industriali, strade e ferrovie ecc.). Vanno altresì messi a punto e attivati adeguati sistemi di educazione ambientale (per es. come comportarsi qualora ci si trovi su una spiaggia d’estate e si avverta un terremoto, oppure si noti un improvviso e sensibile abbassamento del livello dell’acqua) monitoraggio marino e costiero ed elaborati i Piani di Protezione Civile Comunali tesi soprattutto a proteggere la popolazione durante il periodo balneare".

"Temo - conclude amaramente il geologo napoletano - che per introdurre le necessarie “precauzioni” per stare più sicuri lungo le coste e le spiagge i rappresentanti delle istituzioni attenderanno il prossimo maremoto: speriamo che non sia disastroso.

 

di Alessandro Giordano

fonti: MeteoWeb.eu - Qui articolo originale - INGV


condividi

Potrebbe anche interessarti