Sentieri selvaggi.

Sentieri Selvaggi - Parco del Cilento

Ci sono molti sentieri, nel Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano e Alburni, almeno sulla carta o cercando su internet che invitano turisti, amanti del trekking o semplici perditempo, come me, ad affrontare una vera e propria avventura nel percorrerli e raggiungere la vetta del monte, la chiesa rupestre abbandonata o la spiaggia incontaminata del nostro caro ed amatissimo Cilento.

Qualche giorno fa ne ho percorso uno.

Il sentiero per il quale mi inerpico, insieme al mio cane Luna ( una sicurezza in più vista la sterminata e non controllata presenza di cinghiali) è quasi tutto immerso nella vegetazione alta, lo percorro accucciato e ben protetto dagli arbusti spinosi che stanno ormai chiudendo  il viottolo. Se non fosse per l’uso frenetico della roncola che mi sono portato, presagendo ciò che avrei dovuto intraprendere, è una bella passeggiata, abbastanza comoda da percorrere nel dislivello grazie ad un selciato, naturale,  stabile.

Lungo il tragitto pochissimi rifiuti che mi fa pensare: non ci passa quasi nessuno da anni. In compenso,  gli anfratti assomigliano  ad una discarica soprattutto nel primo tratto, raggiungibile con pochi balzi dalla rotabile,  dove metri cubi di plastica e vetro depositati da mani esperte sono adagiate da anni senza alcun intervento di rimozione, almeno di recente. Il paesaggio intorno è invece meraviglioso , flora e fauna ricche in specie e quantità, descritte anche su di una bacheca in legno divelta dalle intemperie e crollata al suolo che insieme alla plastica in accumulo lascia pensare ad un posto antropizzato negli ultimi anni.

E’ un peccato , una vergogna?!

Senza non poca fatica, forse dovuta anche all’età che avanza lo ammetto, ma soprattutto nel districarmi tra arbusti spinosi e alberi marci crollati, sono arrivato alla tanto “terra promessa” e pubblicizzata, ma lì l’orrido e diventato orripilante,  cumuli di risulta edilizia e fasciame di potature di piante varie giacciono sulla spianata, risultato di un incompiuto restauro ripudiato anche esso.  E’ deprimente, frustrante.

 


Comunque, come un intrepido Indiana Jones sono arrivato, non resta altro che sedermi, riprendere fiato e portare lo sguardo al di sopra di quei mucchi, appagandomi con la vista dello scenario che mi si presenta all’orizzonte sperando che almeno, lì, giù in fondo, quella spiaggia meravigliosa sia incontaminata.

Soldi, soldi sono stati spesi grazie ai vari POR-FESR Comunitari della Regione Campania messi a disposizione di varie Amministrazioni locali, Comunità Montane ed allo stesse Ente Parco, ma come sono stati usati? Basta pulire, attrezzare una sola volta un area, un sentiero per far si che questo resti incontaminato o le manutenzioni dovrebbero essere programmate, scadenzate? Anche in un ottica di NON sperpero delle risorse.

Diciamolo: l’Ente Parco non si è mai curato molto della propria immagine. Trascurata, troppo “politica” e con schemi applicativi troppo rigidi affiche possano essere utili al territorio circostante. Il commissariamento del Parco (ad oggi) certo non aiuta.

Ma questo non importa a nessuno, tranne che al popolo, ovviamente, o meglio a nessuno che avesse degli interessi economici in corso sul territorio che non fossero quelli di tipo commerciale o edilizio. Oggi che nel Cilento la presenza di turisti cresce continuamente, curare la propria immagine però diventa non solo una necessità, ma il migliore investimento per il futuro. I Parchi sono dei luoghi speciali, unici, con un patrimonio naturale, culturale e sociale ormai raro e pregiato, sono luoghi che possono stupire per le loro particolarità, perché non usuali e per questo magici. Ecco allora che i Parchi diventano grandi laboratori di ricerca, sentieri da percorrere, pieni di sorprese e di innocui imprevisti, palestre per le attività didattico-educative, perché nei parchi è possibile vivere esperienze uniche a contatto con la natura, la storia e le tradizioni delle popolazioni locali. La natura e l'ambiente antropico di un Parco diventano così per la formazione delle competenze e l'educazione orientata alla sostenibilità ambientale, sociale, economica e pedagogica una vera e propria traccia di lavoro. Un'area protetta che fa della tutela e conservazione della natura il suo obiettivo prioritario e la speranza di un futuro possibile, può diventare un grande libro aperto, uno spazio di natura e cultura dove "sognare" realtà sociali e modelli di vita a cui tendere, in cui costruire una cultura "capace di futuro".

 

di Alessandro Giordano 

condividi


Commenti: 0 (Discussione conclusa)
    Non ci sono ancora commenti.