L'unità di misura oggettiva del Merito.

Disegno di ALTAN
Disegno di ALTAN

Il lavoro Dignitoso riassume le aspirazioni delle persone riguardo la propria vita lavorativa, le proprie aspirazioni ad accedere ad un lavoro e ad una giusta retribuzione, a godere dei propri diritti, a poter esprimersi ed essere ascoltate, a beneficiare di una stabilità familiare e di uno sviluppo personale, a veder garantite giustizia ed uguaglianza di genere.

Hai scoperto l’acqua calda, dirà qualcuno, ma questo, dovrebbe essere concesso ad ogni singolo essere vivente e non restare solo ed unicamente una perifrasi da esporre per, guarda un pò, raccattare voti alle prossime elezioni .

E’ stato fin dalla mia più tenera età che ho assistito a quelli che oggi chiamano, “voti di scambio”

Mi ricordo che si arrivavano a promettere posti in fabbrica, posti da capostazione o da impiegato comunale, alcuni realizzati, anche in ruoli di rilievo nell’ambito dell’amministrazione locale o provinciale, di altri, ahimè, ne è restato solo la dicitura come epitaffio, appioppata all’elettore di turno: “o’capostazione, o’stabilimento ecc..”Inutile riportare le vicende di questi ultimi tempi, lo hanno fatto già altri, di comportamenti illeciti, incivili e per nulla legali degli amministratori locali, politicanti dell’ultima ora che in barba a qualsivoglia regolamento se ne fottono della trasparenza e “sistemano”, magari, chi ha nel proprio paniere i consensi necessari per una garantita vittoria dell’ “IO”.

Personaggi ascesi alla ribalta del posto pubblico senza averne magari le capacità e questo è il meno, ma soprattutto senza avere, a mio sapere, superato lo scoglio di un lecito (non pilotato) concorso o di una semplice e misera abilitazione, Personaggi che da semplici operai si tramutano in “deus ex machina” della fagocita amministrazione locale.

Usi e mal costumi insiti nelle mentalità quasi maniacali di chi vuol raggiungere a tutti i costi il potere. Potere che a volte non si detiene nemmeno in casa propria ma che si vuol ottenere con mezzucci ed intrallazzi vari sul marciapiede della società.

 

Scrivevo di lavoro Dignitoso e non di lavoro clientelare dove  si supera defi­ni­ti­va­mente ogni mar­gine di con­trat­ta­zione a favore della chia­mata diretta, men­tre sul fronte della demo­cra­zia interna si rischia l’annientamento di ogni forma di potere, anche con­sul­tivo, di tutte le com­po­nenti . Non sono un giudice e tanto meno mi ergo ad esserlo, sono solo uno che ha occhi per vedere ed orecchie per sentire ma soprattutto comprendo che le spartizioni di potere, lavorativo, anche nella nostra terra sono soggette all’ ineluttabile “conoscenza”.

Credo che qualsiasi amministratore, prima di essere o di voler diventare tale, debba farsi un esame di coscienza che però difficilmente viene mai fatto  nascondendo  dietro di se un sistema troppo spesso marcio.

Svegliarsi nella coscienza è necessario affinché si superi la deprecabile consuetudine del così fan tutti che venga fatta luce su quel sistema clientelare che costringe un genitore a dover elemosinare alla corte dei potenti, ciò che fuor di dubbio era meritato o propone ad una minoranza corsie preferenziali,intervenendo sulle troppe falle che infangano, ogni giorno di più, il lavoro ed i sacrifici di migliaia di famiglie e studenti che credono in una offerta lavorativa che sia per tutti garanzia di crescita e meritocrazia.

 


MERITO - MERITOCRAZIA, negli ultimi anni ho sentito tante volte questa parola, di cui avevo un'idea del significato abbastanza vaga e generica, ho così  cercato su Wikipedia, dove c'è scritto:

<<La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare o di casta economica…>> .

Sul caro dizionario ho trovato la definizione che forse è più vicina all'uso che facciamo di questa parola: <<concezione per cui ogni forma di riconoscimento è esclusivamente commisurata al merito individuale>>.  

Continuavo ad avere una vaga idea della definizione, cosi sono andato alla ricerca anche di Merito: <<diritto alla lode , alla stima , alla ricompensa, dovuta alle qualità intrinseche di una persona, o da essa acquisite con le opere.>>.

Dunque, correggetemi se sbaglio, per applicare la meritocrazia dalla scuola al mondo del lavoro dovrebbe per prima cosa essere istituita l'unità di misura del merito.

 

A questo punto la mia domanda è: secondo voi quale può essere l'unità di misura oggettiva del merito? Le risposte potrebbero essere, per ognuno di noi infinite, perché ognuno applica la propria “unità di misura”, quindi si potrebbe inventare il sessometro, il simpaticometro, l’eurometro e così via…… ma per il meritometro??!!  la vedo dura.

La meritocrazia è sulla bocca di tutti, a destra come a sinistra, politicamente parlando. In una società come quella italiana, dove l’assenza di “merito” incancrenisce ogni articolazione della vita sociale e svilisce aspirazioni, competenze, passioni e idee, quale cittadino , indipendentemente dalle idee politiche professate , potrebbe essere pregiudizialmente ostile verso questo termine? Eppure è un termine ambiguo.

Muta di senso a seconda di chi lo usa, ma al tempo stesso custodisce un insieme di significati non negoziabili che dovrebbero indurre a maneggiarlo con prudenza. Come ogni parola, anche questa non è neutrale.

Soprattutto la parola lavoro si associa con il tema delicato delle meritocrazie sia delle persone da assumere che degli stessi amministratori pubblici.  

 


Oggi sempre più spesso si entra nel mondo lavorativo o se si è già inseriti, si scala la collina delle varie cariche di responsabilità, non per veri e reali meriti, ma per “calcetti - spintarelle". E la politica? Per definizione era almeno una volta, servizio, vocazione, ricerca del bene comune. Sarebbe ingiusto oggi fare di tutta l'erba un fascio, ma sicuramente molti nostri amministratori, come scrivevo, specie a livello locale, non seguono questi valori, ma pensano ad altro. Ecco perché si parla di amministratori inadeguati ed é la verità.

Un tempo, neppure tanto lontano, esistevano le scuole di partito tanto vituperate e oggi rimpiante. I democristiani avevano la loro, come del resto i comunisti. Ma ne uscivano persone dotate di formazione, di struttura, con cultura politica. Oggi si reclutano persone la cui traiettoria spesso é del tutto sconosciuta, e non si sa ( o almeno si fa finta di non sapere) per quali meriti abbiano fatto carriera. Ma tutto è superfluo, perché parlarne, sono stato io, tu, noi a “spedire” questa o quella persona a governarci, certo il sistema politico-elettorale degli ultimi anni ci impedisce di scegliere chi dovrà affiancare il governante di turno, ma il “governante” lo abbiamo scelto noi, quindi non lamentiamoci se il capo ha usato il “……metro”.

 

di: Alessandro Giordano

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