Il fico bianco del Cilento è DOP.

Cilento Reporter Fico Bianco Cilento DOP

Aggiornato al 06/10/2016

Il pomeriggio di ieri è stata l'occasione di rivedere in TV, precisamente su RAI3, nel programma Geo&Geo, quello che è stato un loro viaggio alla scoperta del fico bianco del Cilento.

(QUI trovate il video)

Da secoli considerati un alimento perfetto per preparare torte, marmellata, primi piatti e tanti altri dolci, o da mangiare semplicemente crudi.

Questo super frutto, per di più, può aiutare per il trattamento di problemi come la gengivite, il mal di gola, le infezioni agli occhi e le verruche, e può anche rappresentare un rimedio per l'alito cattivo.Ma puo essere usato anche come farmaco naturale::

Aiutano la digestione

Se volete migliorare la digestione potete tagliare a pezzettini dei fichi e aggiungerli nell'insalata che preparerete. Le verdure sono di per sé un'ottima fonte di fibre e i fichi ne contengono molte di più. Un pasto del genere porta enormi benefici al nostro corpo: non dimentichiamo che queste sostanze possiedono proprietà come quella di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di tumore al colon, riducono l'indice glicemico dei carboidrati e aumentano il senso di sazietà

Aiutano a curare il mal di gola

Per curare il mal di gola è sufficiente preparare un infuso di fichi: ne mettiamo alcuni a bagno nell'acqua bollente per 5-7 minuti e la bevanda è pronta. Questo infuso può anche essere utilizzato per alleviare il mal di denti.

 

Cura le infezione agli occhi

In alternativa agli impacchi di camomilla possiamo impiegare del latte di fico diluito nell'acqua.

Curare le verruche

Il latte dei fichi non ancora maturi ha proprietà antivirali, perciò applicandolo sulle verruche due volte al giorno può aiutare a curarle.

Curare la gengivite 

Mettiamo 6-7 fichi nell'acqua bollente e li lasciamo a bagno per 3 giorni. Una volta pronto possiamo utilizzarlo per fare i gargarismi: la dose raccomandata e un cucchiaio per 5 volte al giorno. Si può anche sfregare un fico direttamente sulle gengive.

L’arrivo dei Greci (tra il VII e il VI secolo a.C) cambia la morfologia del territorio, attraverso la fondazione di nuove città, ma cambia anche le colture e quindi la cultura del luogo.

Il fico bianco del Cilento, infatti, sembra essere stato introdotto proprio dai Greci e in molti documenti di epoca romana si trovano numerose attestazioni del fatto che il fico essiccato fosse considerato il “pane dei poveri” dell’area del Cilento. Bisogna arrivare al Quattrocento per trovare conferma che esso è divenuto una fiorente attività di produzione e che viene commercializzato sui principali mercati italiani come alimento di pregio da consumare soprattutto nel periodo natalizio.

 


La Denominazione geografica protetta “Bianco del Cilento” si riferisce al prodotto essiccato di uno specifico ecotipo che si è andato selezionando e diffondendo nel Cilento nel corso dei secoli: il “Fico Bianco del Cilento”.  Il Fico Bianco del Cilento è prodotto in un’area che comprende ben 68 comuni, dalle colline litoranee di Agropoli fino al Bussento , deve la sua denominazione al colore giallo chiaro uniforme della buccia; la polpa ha una consistenza pastosa, gusto molto dolce e colore giallo ambrato. Caratteristiche, queste, di eccellenza per la categoria commerciale dei fichi essiccati. Confezionati in diversi modi, accanto alle preparazioni tradizionali,  ne sono state sviluppate di nuove per ampliare la gamma dell’offerta: farcito con mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto, bucce di agrumi  o ricoperto di cioccolato, od anche immerso nel rum. Lavorato all’interno dell’area di provenienza, il “Fico bianco del Cilento” rappresenta oggi una voce consistente della fichicoltura della Campania ma anche una vera e propria icona della civiltà contadina.

Quando un prodotto agricolo o alimento si può definire DOP

La Denominazione di Origine Protetta (DOP), assegnata dall’Unione Europea, è, come sappiamo, un marchio che indica al consumatore un prodotto agricolo o alimentare di qualità con caratteristiche rigorosamente legate alla zona produttiva e alle tecniche di lavorazione;  ottenere tale marchio significa, perciò,  giungere alla fine di un percorso che coniuga sapori, ambienti, tradizioni, storia e cultura di un luogo, di un’etnia, di un popolo.

 

Fonti:  magazinepragma.com - curenaturali.it

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