Cilento: territorio martoriato dal dissesto idrogeologico.

Con l'arrivo dell' autunno / inverno frane e allagamenti faranno la loro ricomparsa: il Cilento è un territorio martoriato dal dissesto idrogeologico.

Quest’ultimo è l’insieme di quei processi, dall’erosione alle frane, che modificano le zone in tempi relativamente rapidi, con effetti spesso distruttivi sulle opere, le attività e la stessa vita dell’uomo.

I fattori che contribuiscono in maniera determinante a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico del territorio sono l’abusivismo edilizio, la pesante urbanizzazione, l’estrazione illegale di inerti, il disboscamento indiscriminato, la cementificazione selvaggia, l’abbandono delle aree montane, l’agricoltura intensivae la non manutenzione anche di una semplice cunetta stradale.

Circa due Comuni su tre hanno  abitazioni in aree di nelle quali è presente un dissesto.

La "bomba d'acqua", come si usa chiamarla ora, come quella da poco caduta in Sardegna, sarà anche arrivata all'improvviso; e all’improvviso avrà colpito, devastato, forse non poteva essere prevista, ma previsto poteva essere il danno che avrebbe potuto causare.

Ormai anche un semplice acquazzone si trasforma in tragedia. Perché sono tante e tali le umane speculazioni e le devastazioni a questo povera terra che non ce la fa davvero più, è un avvilente colabrodo che frana da tutte le parti.

Qui il discorso va al di là dei casi specifici. Le tragedie che si susseguono a ritmo di un paio al mese sono ormai qualcosa di ordinario. Tragedie figlie di cataclismi naturali, ma anche di negligenze, incuria e allarmi inascoltati.

Per il Corpo Forestale Nazionale negli ultimi anni c'è stato un aumento straordinario dei Comuni a rischio idrogeologico, soprattutto al Sud e specialmente tra quelli più piccoli. Tra le cause che condizionano e amplificano il "rischio meteo-idrogeologico ed idraulico" c'è anche l'azione dell'uomo, con abbandono e degrado, cementificazione, consumo di suolo, abusivismo, disboscamento e incendi. Ma la causa principale è sicuramente la mancanza di una seria manutenzione ordinaria che è sempre più affidata ad interventi 'urgenti', spesso emergenziali, e non ad una organica politica di prevenzione.