La Riflessione

Aggiornato al 14 Febb 2017

E poi esiste il lavoro in nero. Non non è una parola di “colore” ma uno status che è stato da poco scoperto nel Cilento, notizia di qualche giorno fa in quel di Agropoli, ma, ahimè è sempre esistito e qualcuno lo ha definito, in maniera sarcastica, “lotta alla disoccupazione”.

Non c’è bisogno di essere dei fini economisti per capire cosa voglia dire il termine “disoccupazione”. Ciascuno di noi purtroppo può averne avuto esperienza diretta, oppure aver parlato con un amico o un parente che (solitamente) si è lamentato di subirne gli effetti. Anche il Cilento e l’intero comprensorio hanno avuto a che fare con questo “male” del secolo.

Ed è allora che si entra in un girone infernale, dove mille scusanti sono le giustificazioni per non farti rientrare nel mondo del lavoro: mancanza di soldi, mancanza di commesse a volte mancanza di una conoscenza giusta. Ed allora pensi di rivolgerti a chi è demandato ad aiutarti: lo Stato.

Qualcuno di noi, almeno una volta sarà entrato in un ufficio per l’Impiego ( il vecchio collocamento), perché poi venga chiamato così non è dato sapere, visto che l’impiego o collocamento non viene offerto mai a nessuno e si sarà accorto che il tutto è ridotto ad un mero servizio burocratico di registrazione della propria perdita di dignità, il lavoro.

Le pareti sono piene di annunci ma chissà perché vengono stampati da un sito non istituzionale.  

Certo è un servizio anche quello che può essere utile alla collettività ma da casa io posso farlo benissimo.

Direte, “”tu sai usare il pc io no”” e come darvi torto, ma ridurre un servizio pubblico ad una mera stamperia non trovo sia consono per chi come noi è arrivato nel terzo millennio.

Ma come si dice stavamo meglio quando stavamo peggio e magari tornare indietro di 75 anni trasferirci in Germania o in America quando per far fronte alla massiccia disoccupazione e alla paralisi economica della Grande Depressione, i governi vararono programmi ambiziosi e innovativi. Nel giro di tre anni non vi era più disoccupazione e le economie ripartirono.

O ancora più vicino a noi il “boom economico” in Italia dagli anni ’50 ai ’70, ma vivere di ricordi non ci aiuta a guardare al futuro anche se il presente non si è nemmeno fermato al passato.

 

di Alessandro Giordano